Silvia è
Altra mattina che I Could Kill Qualcuno
Era un timer, ma era azionato a distanza con un telecomando, via cavo, con un sensore di prossimità. E’ stata la mafia, è stato lo Stato, la Strategiadellatensione®,è stato un pazzo solitario, che ce l’aveva su col mondo, si sospettano due uomini, di uno c’è il filmato, si vede bene, ma non è lui è un altro, si cercano complici, hanno le ore contate.
una chiamata persa! chi mai sarà ?!
ah ero io stessa, che provavo la linea di casa, ieri.
Women turn out in large numbers, some carrying placards reading “We Want Beer,” for an anti-Prohibition parade and demonstration in Newark, New Jersey, on October 28, 1932.
Photograph via AP Images.
Quando si ha 20 anni non si sa quello che si ama. Si sanno delle cose vaghe. Ci si fa ad esempio una certa esperienza dicendo “amo questo”. Ma sono cose confuse. Per capire cosa si ama davvero, ci vuole la maturità. Cioè la ricerca. Questa è la verità della vita. Per questo l’amore è una soluzione, a condizione che sia vero.
“Vivre sa vie” di Jean-Luc Godard
Per quale scopo si legge l’oroscopo?
Quale persona curiosa non osa?
Quanto costa la costanza?
Chi ha creato la creanza?
Si bandiscono le bande?
Van domate le domande?
Certe parole rispondon da sole.
L’annullamento contiene un lamento
ed il perdono nasconde un bel dono
ma l’abbandono un gran dono non è.
Certe parole le scopri da te.
in questa casa
io non ci resto
in questa casa
più non resisto
sbraitano i cani e i vicini
io di abbaiare sono ormai stanca
la concretezza ancora mi manca
sogno un domani come i bambini
fatto di nuvole e divertente
senza litigi né giorni grigi
e mi figuro che nasca dal niente
ma ogni futuro
va costruito
duro lavoro
è garantito.
Sono sulla metro, guardo nel vetro
evito gli sguardi, penso che è tardi.
Turro. Rovereto. Pasteur. Loreto.
Ho appuntamento al duomo con un uomo
ma mentre viaggio mi sfugge il coraggio.
Avrei dovuto rifletterci prima,
ormai sono a Lima. Giunta a Venezia
mi sento un microbo, una Rickettsia.
La fiumana umana mi porta a galla;
quando la rossa incontra la gialla
scendo, risalgo e penso: si balla!
Dove la gialla incrocia la rossa
io mi convinco che tutto si possa.
Il re della città dell’allegria
aveva una tremenda malattia:
sentendosi in dovere di godere
passava in preda all’ansia le sue sere…
progettava ogni sorta di sollazzo
per il Paese e dentro al suo palazzo
fra acrobati circensi e musicisti
spremeva bile dalla colecisti
ma digeriva male riso e canti
nonché entusiasmo e grida degli astanti
e non sa più la gioia cosa sia
il re della città dell’allegria.
Tuffarmi fra gli astri del firmamento
frangermi come il mare su uno scoglio
degustare ogni singolo momento
riempire di parole qualche foglio
è così semplice quello che voglio
spesso però proprio non me la sento
e ritorno sui miei passi, mi imbroglio
sbaglio, mi pento, è un continuo tormento
finché, esasperata, non mi arresto
scoraggiata mi assesto nella stasi
desisto, calpesto ogni insano sogno
resto come in attesa di un pretesto
in balia delle correnti, dei casi
in sostanza nel marasma mi infogno.
Una volta c’era, e c’è
una dolce fanciullina,
non beveva mai il caffè
ma non per… la caffeina;
non voleva denti gialli,
ci teneva all’apparenza
molto brava con i balli
era sempre di tendenza.
Ben sapendo d’esser bella
lei bramava di sfondare
s’atteggiava già da stella,
iniziò a farsi guardare
dai ragazzi del quartiere
dai compagni della scuola
dal suo prete e dall’usciere;
non restava mai da sola.
Trovò presto un fidanzato,
un sincero garzoncello
che l’amava, innamorato
come statua era il suo uccello
come eroe dell’Evo Medio
adorava la sua donna
e fu sempre molto serio
non le tolse mai la gonna.
Senza vesti, lei posò
da un fotografo di spicco
per un bel book da show-girl
da mandare all’uomo ricco
e spedì il libro con Fede
(era alquanto religiosa)
d’esser presa fra le prede
ospiti a Villa Omertosa.
La speranza non è vana
la ragazza vien notata:
sei carina, brava, sana
dice una telefonata,
lei si sente lusingata
sogna già con emozione
d’esser sempre più ammirata
live ed in televisione.
Chi la chiama assiduamente
non lo fa così per gioco
è persona assai influente
ciò che dà non è da poco
lei si sente debitrice
ed insieme fortunata
riesce a diventare attrice,
questo non la rende ingrata.
Lui la venera e la vizia
lei si monta un po’ la testa
e ne ostenta l’amicizia
invitandolo alla festa
per la sua maggiore età,
sempre incline a folleggiare
il vecchiardo prende e va,
non si fa certo pregare…
La consorte del signore
non gradisce la sorpresa
suscitando gran clamore
si dichiara parte lesa,
la notizia gira il mondo
ma poi viene tacitata:
non è giusto andare a fondo.
Privacy sia rispettata.
La mia lavatrice dice
gorgogliando con orgoglio
che se lava lei è felice
e fa più di ciò che voglio
oltre a stare al mio volere
si dimostra alquanto estrosa
è un’artista da vedere
lei trasforma il bianco in rosa
in un ciclo di lavaggio
mima il rombo di un biplano
dal decollo all’atterraggio
urla più di un capo indiano
ma la dote peculiare
che giustifica ed avalla
questa lode singolare
è che mentre lava, balla!
E non c’è soltanto quella
…la mia lavatrice è bella.