Massimiliano Calamelli
Programmer, book lover, writer wannabe, always on.
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Asimmetrico e artimetico, ma solo in parte: ragiona per sottrazioni e per divisioni, conta solo quello che manca (i giorni, i baci, per dire roba semplice), divide tutto a metà.
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Questa mattina lo smartphone ha segnalato un aggiornamento disponibile per l’app Twitter, e dopo aver provveduto all’update mi sono soffermato un po’ sulla schermata del Market relativa all’applicazione, verso il fondo, dove viene mostrato cosa hanno guardato/installato gli altri utenti. E mi è saltato all’occhio Plume. Interfaccia utente niente male, anche se un po’ meno chiara rispetto al client ufficiale, e con una feature impagabile: la possibilità di zittire alcuni tipi di stream. In che modo? In tre modi: 0] in base a parole chiave (questo mi ricorda qualcosa) 1] selezionando l’utente da zittire (ma c’è già l’unfollow, no?) 2] in base al servizio/applicazione usata per twittare (selezionati subito Miso e Tumblr). Ecco, ora la mia timeline è decisamente più pulita! Di seguito, gli screenshot del client ufficiale, di Plume, della pagina nella quale selezionare cosa zittire.
[Client ufficiale]
[Plume]
[Cosa si può zittire]
Alla fine l’ho fatto, ho cambiato anche la ROM, ché la tentazione di provare la nuova versione dell’OS era fortissima. Il kernel default l’avevo già sostituito, facendo test con Glados e ICUP Speedy e scegliendo il primo per la presenza del Deep_Idle, feature che permetteva in qualche modo di contrastare il battery drain dell’OS versione 4.0.3.
Gli screenshot che seguono rappresentano, in sequenza: il grafico di consumo della batteria, il dettaglio dello stesso, le informazioni sul telefono.
I dati mostrati sono relativi al primo giorno di uso con la nuova ROM, mantenendo le impostazioni di default per quanto riguarda lo scheduler I/O (cfs) e il governor (ondemand). Ah, un tip: per cambiare queste impostazioni consiglio di usare l’app NSTools, un comodo frontend visuale.
Quelli che seguono sono invece i consumi relativi al secondo giorno, impostando il governor su conservative.
L’aumento della durata della batteria è evidente, la curva di scarica scende molto più lentamente rispetto al test precedente. È chiaro che questi test sono assolutamente empirici, ché l’uso dello smartphone varia da giornata a giornata, però li trovo abbastanza attendibili.
Ora che ho trovato una combinazione piuttosto buona tra scheduler I/O e governor posso flashare nuovamente il kernel Glados ché, oltre a supportare il Deep_Idle (e mi aspetto ulteriori miglioramenti circa la durata della batteria), incorpora il BLN (BackLight Notification), e cioè permette di utilizzare la retroilluminazione dei tasti a sfioramento presenti in fondo al dispositivo come indicatore di notifica (ancora non mi spiego l’assenza di un led di notifica dedicato, con questa scelta Samsung ha fatto una cazzata imho).
Tema.
Se qualcosa può andare male, lo farà.
Svolgimento.
Se qualcosa può andar male, lo farà, ma lo farà in modo subdolo. Andrà male, ma non così tanto da rassegnarsi e dire «Bon, amen, è andata male», bensì lo farà in modo da lasciare spazio ad una possibile soluzione. Soluzione il cui impatto sulla cosa sarà di gran lunga peggiore del «Bon, amen, è andata male».
[Momento nostalgia] Sul blog di Turismo Emilia-Romagna c’è un bel post sulla Nove Colli, lo trovi qui.
I morti sono molto più affidabili dei vivi.
Hugo “Hurley” Reyes
Scritto con WordPress per Android
L’ho vista prima, durante il tragitto casa/lavoro, la sintesi del freddo. È stato come guardare uno di quei documentari sulle isole Svalbard, o sulla Siberia, quando vengono mostrate le strade scure attraversate dalla polvere bianca ghiacciata sottile, spinta dal vento gelido. È questa la sintesi per me, il nevischio ghiacciato che si muove ad ondate sulla strada. Per un attimo mi sono ritrovato a cercare in giro la sagoma di una renna, poi ho pensato “Che cazzo, qui è Cesenatico, mica Novosibirsk, su”.
Questo racconto nasce perché Massimiliano Calamelli se ne va in giro a scattare foto, poi le mette su internet e a me è capitato di vederle. Una volta che l’ho incontrato di persona, gli ho detto “sai che sono belle le tue foto?” Allora, lui me ne ha mandate tredici che, se ci si pensa, è anche un numero fortunato, dicono. Io le ho guardate, le ho riguardate, poi le ho guardate e riguardate e poi m’è venuta in mente questa storia qui. Non tutta insieme, un po’ per volta, ma velocemente perché mi pareva che mi scappassero via le foto e, in effetti, una è scappata. Le altre dodici, invece sono rimaste buone buone tra una pagina e l’altra. Poi abbiamo sfogliate queste pagine e abbiamo pensato che ci piaceva come stavano insieme tutte queste parole con le fotografie. E così si spera che piacciano anche a voi, secondo noi, dovrebbero.
La storia, aggratis, la trovi qui, allo Starbooks Coffee. Buona lettura/visione!
Semplificando, ad ogni azione corrisponde una reazione. Solo che a volte è differente da quella che ci si aspetta. E, per buona pace dell’equilibrio del sistema, alla fine ci si ritrova in mano la risultante delle forze in gioco, cioè nulla.
Scritto con WordPress per Android
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Si chiamano Ludica Industria 33.
Sono forse l’ennesimo ed autoincensato collettivo artistico?
Non so.
Di loro si sa poco o niente.
Non hanno un manifesto.
Non producono azioni eclatanti.
Non amano apparire alla televisione generalista.
Io, ovviamente, ci sono finito in mezzo. Ma ancora, non so quali e quante persone ne fanno parte.
Forse sono la nuova “P5″?
Bah?!?
Per ora sconvolgono il mondo del web 2.0, rilasciando in rete un filmato che promuove una riflessione profonda sulla condizione mai facile dell’uomo post-contemporaneo.
Lo intitolano “Tina“.
Sì ma, una volta colta la profondità della sceneggiatura e la cruda realtà portata all’eccesso dalle immagini fin troppo esplicite, rimane una domanda a cui a tutt’ora non si può dare risposta:
Chi sono questi Ludica Industria 33 ?
Ma soprattutto, che cosa vogliono ???
Daffy
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Mi sento un po’ arrugginito.
Siamo già quasi alla fine di gennaio e non ho ancora ascoltato un disco datato 2012.
Non ci riesco. Ma non mi dilungo sui motivi, che probabilmente, non li so. Certo, fatico a trovare qualcosa che mi incuriosisca davvero.
Rispolvero cose, allora.
Scartabello.
Trovo.
Ma anche questo è uscito sul finire dello scorso anno.
E’ l’omonimo Ep di esordio dei pesaresi Seaside postcards.
Della attuale scena pesarese, particolarmente prolifica nell’anno appena passato, ne abbiamo già parlato da qualche parte, e se non lo abbiamo fatto noi, lo hanno fatto sicuramente in tanti, forse troppi.
La differenza tra questo bell’esordio autoprodotto e il resto dei gruppi citazionisti di certi anni ’80 in chiave new wave, sta essenzialmente nel fatto che in queste 5 tracce il citazionismo si fa respirare insieme ad una certa atmosfera di disincanto senza pretese di volerne attualizzarne il contenuto.
Sembra quasi che il terzetto marchigiano, pur essendo alla prima prova insieme, abbia già indirizzato il proprio lavoro verso radicali pendenze tra le più riverberate, umorali e poco battute discese a mare che si ricordino tra le migliori interpretazioni nebbiose provenienti dalla perfida Albione fine ’70 – inizio ’80.
Il tutto senza farti troppo pesare il pur trito e ritrito mood “Sezione ritmica cupa e incalzante e chitarra onirica”.
Adesso, prometto, smetto di farmi delle seghe.
Torno in me.
Ascolta Seaside postcards QUI
L’Ep è bello.
E’ molto bello per chi comunque, come me, quel maledetto “Sezione ritmica cupa e incalzante e chitarra onirica”, lo porta dentro di sé e non potrà fare a meno di esserne spesso rapito.
Stay tuned
Daffy
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Non ho molto tempo per scrivere. Che sarebbe bello analizzare le bocciofile viste come “sottocultura“, come l’underground dell’invecchiare ad esempio. Analizzandole dal punto di vista del difficile confronto tra generazioni.
Ma non ho tempo.
Poi che cazzo ne so io del rapporto tra generazioni..
Infatti mi sbrigo subito, posto il video del nuovo “singolo” tratto da Mezze stagioni dei genovesi Ex-Otago. Alla fine, dopo un sondaggio effettuato tra i “produttori” dell’album in questione (QUI trovi la vicenda), hanno optato per girare un video sulle note di “Figli degli hamburger“.
Ah, sulle bocciofile, sull’ironia della necessità della socializzazione, sullo scontro generazionale…dice già tutto il video.
Ma proprio tutto.
Io sto in silenzio.
Daffy
The video cannot be shown at the moment. Please try again later.
Sì, che se sei feticista dei giochi da tavolo “alla tedesca”, su BSW, di sicuro ti scoppia la testa.
Boom!
Su questo capolavoro di sito, si parla solo in tedesco e inizialmente può sembrare ostico..ma all’interno, se vuoi giocare online, puoi chiedere l’aiuto ad uno dei tanti “tutor” italiani..e in qualche minuto ti aiuterà a comprendere i giochi ed il funzionamento del sito. Ci sono decine di giochi dentro, tutti sullo stesso stile.
I giochi da tavolo “alla tedesca” sono quei giochi di società che si riassumono in poche ma ben distinte caratteristiche: Componentistica di qualità; Partite dalla durata modesta; Regole semplici; Diversi elementi di tattica e di strategia; Meccaniche funzionali al gioco in famiglia ma molto solide; Capacità di adattarsi a regole “fatte in casa” al fine di diminuire la componente fortuna.
Io mi sto appassionando a Carcassonne…però per dire, sul sito trovi anche il gioco della corsa dei camion eh…altro passo!
Daffy
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Loungissimo!
Contro il logorio della vita moderna.
Il bisbetico domato:
Pestate 4-5 foglie di salvia;
4 parti di Campari;
1 parte di vino bianco;
5 parti di succo d’arancia rossa;
ghiaccio;
Shakerare a lungo il tutto, sino a renderlo quasi una mousse. Servire.
Daffy
Chissà che non sia la volta buona che riprendiamo davvero a compilare con cura l’agenda di eventi contenuta QUI?
Non lo prometto affatto.
Beh, intanto nella pagina di “Stimoli in arrivo”, gli stimoli nei pressi delle 2 torri, te li puoi andare a vedere con calma, certo ti segnalo almeno che venerdì prossimo c’è Federico Fiumani che presenta il disco nuovo al Locomotiv di Bologna…io anche se ho la febbre a giorni alterni da ormai più di un mese…credo proprio che ci andrò.
Stay tuned
Daffy
Nel momento in cui questo blog compiva un anno, il mese scorso, c’erano da stilare le solite classifiche annuali degli album più riusciti, cosa che noi, per antiche tradizioni, non facciamo e non credo faremo mai.
Piuttosto ci guardiamo indietro e riconosciamo che, avendo perso lo smalto dei ventenni e ormai anche quello dei trentenni, l’ambizioso progetto di Stimu:lable è arrivato al limite del fallimento. Poi, ecco, ci piace comunque l’idea di portarlo avanti, sperando in un fancazzistico domani, in modo da poterlo aggiornare con più metodo.
Detto questo, anche se non si fan classifiche, ci si ritrova spesso a parlare della musica dell’anno passato.
“Ciao. Tutto bene?”
“Sì. Benissimo. Tu?”
“Medio, grazie”
“Ho visto che ascolti ancora tanta roba”
“Hai visto? Mi piace ancora. Sì”
“Cosa ti è piaciuto quest’anno?”
“Boh, tanta roba..posso dirti cosa non mi è piaciuto. Posso dirti che Bon Iver riesce a fare dei pezzi decisamente sopra la media, ma tutto l’album mi addormenta”
“Lo immaginavo che non ti fosse piaciuto. Fai fatica a farti piacere da subito i cantautori o le robe dai lontani echi folkeggianti, no?”
“…Ma come cazzo parli?!?”
“Fottiti. Non è così?”
“Beh, sì, mi conosci, è così…però guarda sarà l’età, è la prima volta che mi entusiasma un disco dei Wilco..non lo so perchè, l’ho ascoltato una prima volta, mi è sembrato semplice e ben fatto, abbiamo fatto amicizia subito.”
“Ecco, infatti questo non me lo aspettavo, non ti sono mai piaciuti i Wilco..”
“Beh, questo lavoro invece mi è piaciuto. Non mi sono piaciuti i modaioli…non mi piace Drake, già meglio forse i Shabazz palaces, ma in generale questa cosa che l’Hip-hop sia entrato nel circuito indie..boh? Mi lascia perplesso. Ho sempre avuto difficoltà ad ascoltarlo l’Hip-hop, e sono molto ignorante, incapace di giudicarlo per bene, sono rimasto alle Posse italiane e ai De la Soul!”
“Ah, sei andato a vederli al T.P.O.??”
“No…ero malato.”
“Minchia! Ti perdi la metà dei concerti invernali tu”
“…Facciamo pure i 2/3…”
“Senti, lo so che tanto questa cosa di non fare le classifiche è solo snobismo..che ti piacerebbe tanto farle anche a te, ma che impiegheresti almeno 30 notti insonni perchè non saresti sicuro se quel determinato album lo metteresti alla posizione 8 oppure alla 9. Lo so che è solo il tuo modo per essere alternativo tra gli alternativi, per apparire strano tra gli strani, cagacazzo tra coloro che cagano il cazzo!!…Quindi perchè invece di dirmi cosa non ti è piaciuto, mi dici cosa ti è piaciuto? Puoi anche non darmi classifiche precise…che lo so che se no staremo qui fino a domani”
“Acida”
“No, realista. Ti conosco troppo bene, stronzetto. Lo so che sei schiavo del tuo snobismo come pochi altri al mondo!”
“….Tu scopi ancora con la maglietta indossata, ma senza il reggiseno?”
“No, quello piaceva a te. Solo a te. Credo di avere delle belle tette, di solito piacciono. Non le nascondo più.”
“Ah!…e hai cominciato anche a mangiare dei chiodi?!?”
“No dai…è che ho un po’ fretta, però mi è sempre piaciuto un casino sentirti parlare di musica. E’ l’unica cosa a cui ti sei appassionato in vita tua, e mi fai sempre scoprire delle cose interessanti. Mi piacciono sempre i tuoi gusti.”
“Non sopporto quando tenti di addolcirmi la pillola…comunque, beh, nonostante quel che si dice in giro, a me non hanno fatto impazzire Joseph Arthur e il nuovo degli M83, loro li preferivo prima, adesso mi sembrano maragli, non mi è piaciuto affatto David Lynch e i Zola Jesus, beh, fatico a sentire un clone di Siouxsie e a recensirla come un’altra persona! Certo l’album era più che discreto per un vecchio fagiano come me…Insomma, credo invece che dell’anno passato ci si debba sempre portare con se l’album dei Destroyer, una sorpresa, è curatissimo, fenomenale. Livello altissimo per l’album dei Battles, anche quello lo devi avere per forza, mamma mia se son bravi! Se non ce l’hai devi prenderti il nuovo degli Explosion in the sky, che sai quanto poco li ami..però hanno fatto qualcosa di un po’ più complesso, mi hanno stupito! Sempre in ambito post-rock, niente male i Mogwai e i vecchi Jesu. Album più che dignitosi! Mi sono piaciuti i GusGus, fanno house commerciale, niente di più…ma suona bene e ti viene da rimettere il disco da capo. Di assoluto trovo anche il lavoro dei Fleet foxes e di Atlas Sound, un grande lui. Poi ecco, per finire sulle cose un po’ più pompate, più commerciali, beh, non mi è dispiaciuto affato l’album dei Real estate. Semplice, ma proprio bello! E poi, la sparo grossa…a me non sono dispiaciuti nemmeno i nuovi Rapture!…Ma questo non dirlo a nessuno eh..e poi l’Italia…c’è stata tanta roba in Italia quest’anno…credo che tu debba avere per forza Dente e soprattutto gli Ex-Otago..un piccolo capolavoro, davvero. Se vuoi quello te lo vendo io?!?…Può interessare??… Va beh, ok, ecco fatto il tuo elenco. Avrò dimenticato qualcosa, ma hai fretta e io dopo questo sproloquio mi sento già molto più maraglio di prima..”
“Beh, i Wilco, i Mogwai, i Battles e i Fleet foxes li ho già…gli altri che hai detto, lo sai che li recupererò. Soprattutto questi Destroyer! Hai usato un tono diverso per descriverli…li comprerò.”
“Ok, ora vado io..devo fare alcuni aerosol mucolitici…”
“Capisco..”
“Ciao. Ci rivediamo l’anno prossimo di questi giorni eh..”
“Spero di sì. Stai bene. Ciao.”
“Ciao. Ah, ho dimenticato Washed out e gli Welcome back sailors!!…”
Vacca boia! Alla fine ho fatto quasi una classifica anche io…beh, almeno di buono c’è che l’articolo l’ho fatto in ritardo.
Ottimo.
Stay tuned
Daffy
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Quando mi trovo ad una di quelle cene in cui ti senti a tuo agio, in cui sei con gente fidata, spero sempre, e ogni tanto succede davvero, che venga fuori quel discorso legato ai “fenomenali” anni ’90 americani e la grande musica di Seattle che ha fatto crescere la mia generazione.
Certo quando la conversazione finisce appunto, inevitabilmente, sul grunge e la relativa scena di Seattle, io solitamente storgo il naso, un po’ perchè ci sono nato fottuto radical chic, un po’ perchè se mi si chiede degli anni ’90 americani penso ai Pavement, mica alla scena di Seattle!
Detto questo, dopo aver stupito i commensali con le mie pippe mentali sulla povertà creativa e sulla deriva “global” da forzata esportazione democratica di gruppi come Soundgarden o Pearl jam, sulla mia incapacità di giudicare un gruppo dalla vita troppo breve come i Nirvana, dopo aver aperto inevitabili parentesi tecnico-melodiche su gli Alice in chains (che però rimangono ad anni di distanza quasi inascoltabili alle mie orecchie foderate di tweed e velluti), dopo aver ricordato che gli RHCP con Seattle non c’entrano un cazzo e che non riesco a considerarli “gruppo musicale”, visto che non mi piace la gente che dopo averti illuso con un disco memorabile (Blood sugar sex magic), fa di tutto per ricordarti che nelle loro testoline prima della musica vengono ben altri interessi fatti di tette, culi e gambe lunghe (poi per carità, mica li biasimo, certo non parlatemi dei Peppers come di artisti!).
Ecco, a questo punto della conversazione, ho già più che consolidato la mia posizione da hipster-del-cazzo. Senonchè, quando la maggior parte dei commensali comincia ad odiarmi, io, sparo fuori la boutade ad effetto: “Della scena mainstream anni ’90 posso dirti qual’è il gruppo più sottovalutato della storia…” e qui ho notato negli anni che nessuno si aspetta che io faccia quel nome così ridondante, “…i Jane’s addiction! Per me erano geniali, e pisciavano in testa a tutti per creatività e grinta”.
Di solito noto che così facendo riacquisto un po’ di attenzione e di considerazione.
Detto questo, cari Jane’s addiction, io ci ero già cascato nel 2003. Ci sono ricascato ora.
Perry Farrell, con quella voce da “figlio di puttana”, mi hai incastrato un’altra volta!
A 12 anni di distanza da due veri e propri capolavori come “Nothing’s shocking” e “Ritual de lo habitual“, il buon Farrell, dopo aver consumato da solo tanta bamba e tante pasticche quante se ne consumano in media in un anno in paesi come la Svizzera o il Belgio, dopo aver “venduto” alle volontà delle major la sua più bella creazione, ovvero il festival di controcultura itinerante “Loolapalooza”…dopo tutto questo, era più che normale che la reunion del 2003 portasse ad un album, “Strays“, nato esclusivamente per ragranellare qualche quattrino precedentemente sperperato.
Era forse normale che, se non la creatività, la grinta dei 20 anni quando ne hai 40 non c’è più. Cretino io a cascarci e a sopportarmi quel disco.
Poi succede però che il giorno del mio compleanno 2011 esce questo “The great escape artist” preceduto da un discreto singolo (“Irresistible force“)…ed io, ci ricasco.
Sono innamorato profondamente dei primi due album dei Jane’s addiction, davvero. Sopportare questo album da “teenage-rockstar” alla Virgin-Radio-maniera è però troppo anche per un fan come me.
Penso che se è vero che a 40 non puoi avere la grinta e la forza fisica di quando ne avevi 20, a 50 passati, quando sei comunque stato un genio del rock, forse potresti dimostrare di avere ancora qualcosa da dire, cambiando genere, cambiando messaggio, al limite cambiando modo di porsi e di apparire, se no si cade nel ridicolo. Infatti I Jane’s addiction appaiono, ahimè, davvero ridicoli.
Se hai l’ambizione di essere un “supergruppo“, un gruppo che dura nel tempo, qualcosa devi cambiare, soprattutto se sei partito scrivendo e suonando capolavori!
The great escape artist ha 10 tracce, di cui, come detto, un singolo che poteva anche svolgere onestamente la sua funzione, un lentone, “Broken people“, davvero curato, elegante, enfatico e sporco alla maniera dei primi Jane’s addiction, che arriva però in scaletta alla posizione 9 (cioè dopo esserti rotto tremendamente i coglioni per 38 minuti!)…tutto il resto è vera fuffa.
Recensione: The great escape artist è una vera e propria buffonata.
Peccato. Io ci speravo ancora.
Stay tuned
Daffy
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Vacca boia!! Il post del capodanno!
Va mo là.
[Di Pia. Grazie mille per il contributo.]
Corre l’anno 2003 a Marzabotto. Alcuni giovani ragazzi del posto descrivono la “per loro” tristezza di paese in un video amatoriale. Così: 1 cartiera, 4 banche e 5 bar. I bar li passano uno ad uno con la cinepresa. Li hanno già passati tutti di persona nei loro pomeriggi fancazzisti. Qualcuno per un periodo ha frequentato il Mordillo poi si è spostato al Cral, qualcun’altro va in quello all’angolo, di fronte al comune, quello che cambia gestione ad ogni cambio di umidità… ma insomma, alla fine poi, l’unico punto di ritrovo fisso, da cui più o meno tutti fanno una passata, che sta aperto anche di sera e resta un po’ fuori dalla vita di paese, è il Bar numero 5, il Bar della Colonia. Quello del centro sportivo dai, con i campi da tennis e da basket all’epoca in rovina e i giochi per bambini decisamente decrepiti… insomma, fatiscenza allo stato puro. Veranda esterna con luci verdi al neon, biliardo, giochi elettronici, sedie e tavolini, da starci in ogni stagione, anche se d’inverno fa un po’ freddo e la sensazione di malessere e degrado avanza con decisione. Ma lì almeno nessuno ti rompe. C’è Banana, lo storico barista, poco integrato col resto del paese, che non lega bene coi pischelli sotto i 20, ma che ha un enorme pregio per loro: non vede non sente non parla. E ultimamente si è fidanzato, questa volta sembra seriamente, con una bionda-prosperosa-spilungona-tedesca che messa dietro al bancone fa la sua figura. Nonostante questa novità, i pomeriggi invernali, già bui alle quattro, dentro alla veranda umida del bar, non sono mica facili da aggredire… la tristezza si annoia attorno al tavolino aspettando la nuova primavera. Quest’anno però c’è una grossa novità: il Comune ha deciso di investire qualche soldo per i suoi giovani, sì, per organizzare una festa a loro misura, che si terrà proprio al bar della Colonia. Pare che il letargo dei sensi quest’anno non solo finirà ma esploderà nel suo contrario. Un evento, capite?! C’è un evento in paese. Un evento per noi che costruiamo noi! E allora l’aspettativa cresce, il fermento sale e partono i preparativi. Per l’occasione Banana preparerà pasta fredda per tutti, attorno ci sarà uno skatepark fai-da-te, un torneo di calcio saponato, pittura murale con bombolette spray, musica dal vivo in serata. Bene. I ragazzi sono carichi. Il paese è mobilitato. L’adrenalina sale. Manca poco… Due giorni alla data fatidica. Resta solo da organizzare come trasportare e dove posizionare i pannelli da dipingere. Devono deciderlo Banana e la bibliotecaria, incaricata dal Comune. Lei è un personaggio storico del paese. Simpatica, solare, un po’ svampita ma disponibile, conosce tutti e tutti conoscono lei. Quasi incredibile che non conosca lui, almeno non di persona, solo di vista o di fama. E’ un appuntamento importante quindi, di quelli che potrebbero segnare una svolta, un’occasione per fare incontrare il centro del paese con la periferia, per rivalutare e spolverare un Bar che -nonostante tutto- funge da unico punto di ritrovo e socialità per i giovani marzabottesi. Eccoci dunque. Ore 11:00. Bar della Colonia. Parte l’overture. Sorriso nei due volti che si avvicinano. Le braccia si tendono e le mani si stringono. “Ciao”. “Cinzia”. “Banana”. “Noi non ci conosciamo mica”. “Eh no, infatti, solo per nome”. Pausa. “Che poi mi son sempre chiesta: ma perchè ti chiamano Banana?”. “Ehmm….”. Silenzio………… “Aaaah! Perchè avevi il ciuffo?!” “Ehmm….” ancora silenzio………….. “aaaah! Scusa. Che scema!”. La festa poi è stata una vera opera d’arte.
In realtà non è una recensione, ché l’album lo devo ancora comprare e l’ascolto su Youtube è stato frammentario. E’ più la trasposizione in testo e immagini del tuffo che il mio cuore ha fatto leggendo su Twitter la segnalazione del nuovo album di Kaos One, Post Scripta. Kaos l’ho sentito per la prima volta nel ’93, quando ha collaborato con DJ Gruff in La Rapadopa con il pezzo Don Kaos. Oh, m’ha stregato da subito, aggressivo, belle metriche, e con quel bestemmione forte e chiaro. Ecco Don Kaos:
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Questo invece è uno dei brani nuovi, Le due metà, il tuffo al cuore. Enjoy.
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MC
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