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Researchers from Disney and Carnegie Mellon University have created Touché, a system that can turn any object into a multi-touch, gesture-recognizing interface. Touché could turn any object – such as doorknobs, tables, liquids, or even your own body – into touch interfaces.
This technology relies on “swept frequency capacitive sensing” capable of processing big amounts of data to detect single and multiple finger movements.
The applications can be countless. Advancing the mobile experience to include body-touch commands and updating touch technology on tablets are the first on the list, but Touché could effectively be used for almost anything.
Likify is about giving a Like button to real objects.
Here’s how it works:
A few case histories: Nike, Social Local, Sephora.
Easy, isn’t it? Why didn’t you think about it in advance?
On Good Labs you can create your own infographic in just a couple of minutes.
Just pick the pie or the venn and add your categories! You can drag and drop the images and choose the colors.
Oh wait, you have to figure out what to write in it!
About storytelling again: the Listserve is an email lottery.
One person a day wins a chance to write to the growing list of subscribers. If you had the chance to send an email to more than 10 thousand people, what would you tell them?
An interesting experiment. Go and subscribe!
When you share information with your friends on Facebook, every app that your friends use can access and use that information. Read this post for further information.
Of course it’s better to think of all your data on Facebook as public, but still it’s hard to accept to share data with apps you can’t control.
There’s a way to stop this flow, though. Go to your Privacy Settings and follow this path:
Privacy settings
Apps and websites : Edit settings
How people bring your info to apps they use : Edit settings
Here you can customize the information you share with other people’s apps. Other than that, you can just turn off all the apps:
If you don’t want apps and websites to access other categories of information (like your friend list, gender or info you’ve made public), you can turn off all Platform apps. But remember, you will not be able to use any games or apps yourself.
The Red Bull Timeline Timewarp is a tricky scavenger hunt game on Facebook. It started with the Facebook Timeline switch on March 2012.
Red Bull asked its fans to join the contest through their Timeline. There’s also an app for Terms & Conditions.
How did it work? Users were supposed to go through these tasks:
Many started, just a few made it to the end. Great job though! Further analysis here and here.
Twilah is a new service to display your tweets in a page and make them live longer. Here’s my page:
How do they describe themselves?
we’ve designed a unique context and experience for your readers that shows them who you are and what you’re about at a glance. This context drives engagement well beyond a single tweet and into the whole of your content and biographical information, providing a richer platform for your mission, your messages, and your offers.
It’s interesting to find ways to display your content effectively and increase engagement.
You can also display your Twylah page as a subdomain of your website. Just follow the instructions.
Besides content curation, storytelling is another huge trend of 2012. No wonder there are social networks focused on it. Even Jonathan Harris did one.
Cowbird is a “community of storytellers, focused on a deeper, longer-lasting, more personal kind of storytelling than you’re likely to find anywhere else on the Web”.
It also allows you to collaborate with others in documenting the sagas, a.k.a. themes and events that touch millions of lives and shape the human story.
What’s wrong, then? Still no videos. Just text, pics and audio. But there’s a vision:
Our short-term goal is to pioneer a new form of participatory journalism, grounded in the simple human stories behind major news events. Our long-term goal is to build a public library of human experience.
Let’s start sharing our stories, then!
What is it? Impress.js is a web-based presentation framework which utilises CSS3 transitions and transforms to produce some impressive effects. Just visit this page and press spacebar to see the presentation. But wait, it just works on Chrome or Firefox 10.
With a variety of different CSS animations you can set up presentations which scroll, rotate and scale on a 3D plane.
Obviously, you still need to have something to say =)
Further information can be found here and here. If you feel ready, you can fork the library on GitHub.
Svpply is a retail bookmarking and recommendation service.
“Svpply helps you find the products you love, from the people and stores you find interesting.”
It looks a little like a marketing-oriented Pinterest. Somebody already made investments in it. Let’s see whether brands will notice the opportunity.
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Siete a Berlino e avete già trascorso il primo giorno tra la Porta di Brandeburgo e Potsdamer Platz? È ora di cambiare quartiere: mettete le scarpe comode e partite da Alexanderplatz in direzione est!
La strada che vi porta da Mitte a Friedrichshain è Karl Marx Allee, anima della Berlino socialista. Qui, più ancora che nel resto di Borlin, l’imponenza delle costruzioni e la gestione degli spazi rappresentano in maniera inequivocabile la maestosità e la decadenza dell’architettura dell’ex Unione Sovietica.
Se non avete ancora fatto colazione potete fermarvi al Café Sybille, locale storico della DDR e mai rimodernato. Una volta superate le torri del Frankfurter Tor girate a destra e perdetevi per le strade di Friedrichshain, piene di locali per tutti i gusti.
Proseguite in direzione sud verso la stazione di Warschauer Straße. Se passate per Revaler Straße tendete l’orecchio: sentite musica provenire dalla RAW (ex officina di riparazione treni)? Seguitela! Potreste arrivare al Badehaus o al Cassiopeia.
Photo credit: Herrmann Königs
Niente musica? Oltrepassate la stazione e continuate verso sud: eccovi arrivati sulla Sprea! Siete alla East Side Gallery, il pezzo di Muro più lungo rimasto in piedi.
Schivate i turisti impegnati a farsi le foto davanti ai graffiti e percorrete anche il lungofiume: questo potrebbe essere il posto perfetto per un picnic! O anche, se già siete entrati nel clima berlinese, per bersi una birra.
La passeggiata per Friedrichshain sta per terminare, ma la giornata è ancora lunga! Per arrivare a Kreuzberg si può passare per l’Oberbaumbrücke.
Passando da qui, la prima cosa a colpirvi entrando a Kreuzberg avrà un sapore italiano: è un’opera di Blu!
Ma niente paura, dopo poche centinaia di metri su Skalitzer Straße anche i muri tornano a essere Mitteleuropei: questa casa porta la firma di Roa.
Proseguite dritti seguendo la U-bahn sopraelevata fino a Kottbusser Tor. Se avete fame trovate kebab a ogni angolo e anche un ottimo chiosco di hamburger proprio sotto i piloni.
Una volta imboccata Oranienstraße non ve ne vorrete più andare. Bar, librerie, negozi di tutti i tipi e gente sorridente per strada. Non sembra davvero di essere in uno dei quartieri che le guide descrivono tra i meno sicuri di Berlino. E il tramonto sul canale è qualcosa da ricordare.
Giunti quasi alla fine della giornata, è dagli angoli più improbabili che si ricavano preziosi insegnamenti filosofici.
Se avete ancora voglia di camminare, potete proseguire verso sud-ovest fino al Viktoriapark. Sulla sommità del parco trovate una guglia in ferro battuto, dedicata alle guerre di liberazione ottocentesche. Forse a questo punto della passeggiata il sole sarà già calato!
Come ovunque a Borlin, anche da qui la Fernsehturm (la torre della tv) vi indica la via per tornare dritti a Mitte… forse a quest’ora conviene tornare in metro però!
Cosa hanno in comune la piscina Caimi, il parcheggio di via Rovello, la Casa degli Artisti di Brera e il complesso industriale INNSE?
Della piscina Caimi vi abbiamo già parlato: una piscina all’aperto accanto a Porta Romana, in stato di abbandono dal 2006. A due passi dal Castello Sforzesco, invece, c’è un parcheggio abbandonato dagli anni 80 proprio di fronte al Consolato algerino.
Subito fuori Lambrate, in via Rubattino, abbiamo il complesso industriale INNSE, ex Innocenti, occupato dagli operai un paio di anni fa e ora prevalentemente in stato di abbandono. Anche la Casa degli Artisti di Brera, abitata da diverse generazioni di artisti da inizio Novecento fino al 2007, quando l’allora vice-sindaco De Corato decise di sgomberare tutti gli occupanti a causa di incomprensioni sugli affitti.
Questi sono alcuni degli edifici abbandonati di Milano, e potremmo continuare.
Proprio la mappatura e la riqualificazione degli edifici abbandonati sono gli scopi di [Im]possible Living, un progetto nato a Milano grazie ad Andrea Sesta e Daniela Galvani.
[Im]possible Living è un progetto dedicato agli edifici abbandonati di tutto il mondo e fornisce servizi alle persone che su scala locale cercano di sollevare, discutere e, potenzialmente, risolvere in maniera creativa problemi di questo genere.
Il progetto nasce a inizio 2010 e inizia a farsi conoscere anche grazie a un flash mob organizzato con Critical City proprio davanti alla Casa degli Artisti di Brera.
In che modo è possibile iniziare a muoversi in massa sul territorio per mappare e riqualificare questo tipo i edifici? Una delle strade scelte dai ragazzi di [Im]possible Living è quella di trasportare il social gaming nella vita reale. Ecco cosa potrebbe essere.
:: Andrea, come facciamo a segnalare edifici abbandonati? Quali informazioni dobbiamo fornire?
Segnalare un nuovo edificio abbandonato è facilissimo, basta andare sul sito, cliccare su “Add a place” e inserire la posizione geografica dell’edificio, attraverso la quale il sistema può verificare se esiste già una scheda associata all’indirizzo inserito. Se l’edificio non è ancora stato inserito possiamo aggiungere come informazioni minime un titolo, una descrizione breve, la categoria dell’edificio, le dimensioni, lo stato di conservazione e almeno una foto dell’edificio.
A breve saranno disponibili anche le applicazioni mobile (iPhone e Android), attraverso le quali l’inserimento sarà ancora più facile e immediato.
:: Come avete scoperto i primi edifici abbandonati di Milano che avete mappato?
Milano è piena di edifici abbandonati, sono sicuro che chiunque possa ricordarne almeno due o tre incontrati lungo i propri percorsi abituali in giro per la città: così è stato all’inizio anche per noi e così abbiamo inserito i primi luoghi che oggi sono visibili sul database! Un luogo sicuramente a noi molto caro è la Casa degli Artisti in via Garibaldi 89/a: qui abbiamo realizzato il nostro primo evento durante il Salone del Mobile 2011, appendendo un’enorme lavagna con scritto “I wish this building to become…” e dando a tutti la possibilità di aggiungere proposte.
Il cartellone è stato appeso durante i giorni del Salone e in quell’occasione abbiamo conosciuto molti abitanti del quartiere che ci hanno raccontato parti della storia dell’edificio: da quest’esperienza abbiamo capito l’importanza dello story-telling e di fornire a tutti la possibilità di aggiungere le informazioni di cui si è a conoscenza, attraverso uno strumento come il wiki.
:: Oltre alla segnalazione, se ci sta a cuore un edificio abbandonato da dove si parte per iniziare un processo di riqualificazione?
Un progetto di riqualificazione è un’attività molto complessa, che richiede certamente la costituzione di un gruppo di lavoro, la disponibilità di alcune competenze specifiche e di finanziatori. L’obiettivo che ci siamo posti è quello di fornire nel tempo servizi sempre più efficaci per eliminare gli ostacoli verso la realizzazione del progetto, anche se si tratterà di un lavoro molto lungo e complesso.
La prima concreta funzionalità di progetto sarà quella che consentirà di inserire proposte e progetti nella sezione “future” di ogni scheda, permettendo quindi al gruppo di lavoro di raccogliere proposte e scegliere cosa realizzare in un edificio abbandonato e come: questo rappresenta il primo passo fondamentale del progetto di riqualificazione, ma in mente abbiamo molte altre cose.
:: State preparando un evento di mappatura degli edifici abbandonati di Milano – come sarà?
Sì abbiamo in programma la realizzazione di un format che ci permetterà di presentare il nostro progetto nelle varie città e di avviare il percorso di mappatura in un territorio. Pensavamo di iniziare questo percorso nella nostra città.
Non abbiamo ancora un’idea definitiva, ma indicativamente sarà un evento dalla mattina alla sera durante il quale i partecipanti, divisi in squadre, dovranno ottenere una serie di informazioni sugli edifici abbandonati nel loro territorio!
Oltre a scattare una foto dell’edificio, sarà richiesto ai partecipanti di interagire con la persone per la strada e di fare domande in giro! Una delle parti più interessanti di questo progetto sono proprio le storie che emergono dalle macerie dei vari edifici e in generale la possibilità di conoscere la storia della propria città sotto una nuova prospettiva: improvvisamente si illumina un nuovo livello della città, come se si guardasse una foto in negativo e si potessero cogliere trame che sino a quel momento erano invisibili. L’evento che abbiamo in mente servirà proprio a far calare questo velo e a permettere ai cittadini di conoscere meglio il proprio territorio.
Allora aspettando l’annuncio ufficiale dell’evento inizieremo a mappare gli edifici abbandonati che incontriamo!
Se vi capita di passare dal Teatro Parenti di Porta Romana, provate ad andare sul terrazzino raggiungibile dal piano ammezzato: vi sembrerà di entrare in un mondo parallelo.
Foto di deepridersmilano.blogspot.com
Da qui, infatti, si vede la piscina Caimi in tutto il suo splendore. Uno splendore molto personale, dal momento che pur essendo considerata “monumento di interesse pubblico” si trova in stato di abbandono dal 2006.
Costruita in epoca fascista, per decenni la piscina è stata punto di ritrovo e motivo di orgoglio per il quartiere di Porta Romana. Pare che l’acqua fosse sempre particolarmente fredda, perché proveniva da una sorgente naturale. Nel 2007, però, una irregolarità agli impianti ha costretto l’ASL a ordinarne la chiusura.
L’impianto è stato occupato varie volte in questi anni, l’ultima a inizio 2011. Noi di NUOK ci siamo trovati in zona proprio durante una festicciola domenicale alla piscina occupata e siamo andati a curiosare. Gli occupanti ci hanno raccontato la loro esperienza e si sono detti disponibili a organizzare momenti di incontro in quegli spazi.
In aprile, però, un blitz della polizia li ha costretti a sgomberare.
Al momento, sulle sorti della piscina Caimi non ci sono certezze. Negli ultimi anni i progetti di riqualificazione promessi dalle varie Giunte comunali non sono partiti, i cittadini non hanno ricevuto risposte concrete e non ci sono dati certi nemmeno sul possibile affidamento della struttura alla Fondazione Pier Lombardo, o al Teatro Parenti.
La riqualificazione insomma è tuttora in alto mare. Nel frattempo, in questi anni è nato un blog molto interessante gestito da alcuni cittadini che propongono soluzioni per la riapertura e la riqualificazione della piscina.
Negli ultimi mesi l’argomento è stato trattato anche in questo servizio di C6.tv ed è stato segnalato su [im]possible living. Sono state attivate anche raccolte di firme per mantenere pubblica la gestione dell’impianto.
Il 6 luglio 2011 c’è stato un incontro tra l’assessore Bisconti e varie associazioni e organizzazioni interessate, da cui ripartire per vagliare le varie ipotesi e trovare i fondi necessari.
Da una news di Repubblica del 17 luglio:
«Stiamo parlando di una concessione, non di una privatizzazione — specifica l’assessore allo Sport, Chiara Bisconti — Il Comune rimarrebbe proprietario e potrebbe porre dei paletti precisi per quanto riguarda tariffe e orari di apertura». Il progetto prevede che l’ex Pierlombardo gestisca gli spazi adiacenti al teatro per eventi culturali. Ma che la vocazione sportiva della piscina rimanga intatta. Una delle ipotesi è quella di farla diventare un impianto, gestito per la parte sportiva da Milanosport o da un ente privato, in funzione 365 giorni».
Restiamo in attesa di nuovi sviluppi. Incrociamo le dita!
Tutte le foto sono di Irene Bozzeda salvo dove diversamente indicato.
Trade School Milano è un progetto a cura di Alessandro Contini, Eléna Olavarria Dallo, Danila Pellicani e Serena Schimd. Lo racconta a Nuok Danila Pellicani.
:: Ciao Danila, parliamo di Trade School. Cos’è, come è nato e perché?
Ciao Lorenzo, intanto grazie per questa bella opportunità, seguiamo Nuok da quando siamo stati a New York e ci fa piacere essere qui. Allora il progetto Trade School nasce a New York City nel 2010, da un gruppo di artisti di Brooklyn che aveva iniziato a sperimentare il baratto come forma di aiuto reciproco per lo sviluppo di progetti artistici indipendenti. TS è una scuola la cui filosofia si basa proprio sul baratto: uno scambio reciproco di saperi e conoscenze pratiche che vengono condivise tra studenti e insegnanti.
Come funziona? Ogni persona interessata ad insegnare qualcosa propone la sua lezione sul sito dedicato, sceglie una data, il numero massimo di studenti e gli oggetti che vuole in cambio dei suoi insegnamenti. Gli oggetti richiesti possono raccontare qualcosa dell’insegnante oppure possono essere utili allo svolgimento della lezione. Gli insegnamenti proposti vengono vagliati e successivamente pubblicati sul sito dove gli studenti possono iscriversi. Il giorno della lezione studenti e insegnanti si incontrano e la classe si trasforma in luogo del baratto.
Le lezioni possono avere qualsiasi argomento, da come si costruisce un tavolo a come si cucina una zuppa, a come trovare una casa. Nel Febbraio del 2011 io e Alessandro siamo stati a New York per lavoro, sapevamo del progetto TS e da docenti e curiosi ci siamo detti proviamolo! Così abbiamo partecipato ad alcune lezioni come studenti e abbiamo tenuto noi una lezione come insegnanti.
L’esperienza è stata entusiasmante e ci ha dimostrato come il ruolo di insegnante e di studente siano in molti casi facilmente intercambiabili. Tanto entusiasmo ci ha portato a voler proporre la Trade School a Milano, città in cui viviamo e lavoriamo e città a cui manca una “scuola” di questo tipo. In tutto il mondo stanno nascendo scuole che offrono corsi e laboratori gratuiti o dove la moneta di scambio non esiste ma si usa il baratto.
Al rientro in Italia abbiamo coinvolto Serena ed Eléna, progettiste come noi con differenti background, e insieme abbiamo iniziato a progettare la nostra Trade School con l’aiuto di Caroline Woolard di TS NYC. Il nostro obiettivo è la condivisione del sapere, per una istruzione destinata a tutti, accessibile a tutti, alla portata di tutti.
:: Che risultati avete raggiunto dopo i primi appuntamenti? Era nelle aspettative?
I risultati sono stati ottimi e inaspettati, parecchie lezioni sono state sold-out e l’entusiasmo di studenti ed insegnanti davvero travolgente! Non sapevamo bene come avrebbero reagito i milanesi a questo progetto, a New York è stato accolto con molto interesse ed entusiasmo, ma le differenze culturali tra l’Italia e gli Stati Uniti sono notevoli, infatti non è detto che tutto ciò che funzioni oltre oceano sia poi esportabile e funzioni anche qui. In questo caso sembra che le cose funzionino e anche piuttosto bene.
:: Quali lezioni vi hanno colpito di più finora?
Le lezioni sono state tutte molto interessanti ed hanno trattato argomenti davvero vari, sicuramente siamo rimasti impressionati dalle lezioni speciali non tanto per gli argomenti quanto più per la modalità. Mi spiego meglio, le lezioni speciali sono state due, e si sono svolte direttamente a casa degli insegnanti, il clima che si è creato era molto particolare e le persone sembravano molto più a loro agio che negli spazi che ci hanno ospitato questo mese.
:: Quali sono i criteri alla base dei baratti proposti per le lezioni?
Il baratto è una parte fondamentale e fondante del progetto, infatti è importante sottolineare che le lezioni non sono gratuite: barattare significa dover dare qualcosa in cambio rispetto all’insegnamento che si riceve, per mettere quindi in rilievo il valore della conoscenza e dello scambio di conoscenza.
I criteri alla base dei baratti sono legati alla necessità di materiali o strumenti utili per la lezione, oppure legati alla comprensione dell’argomento che verrà trattato o della personalità dell’insegnante, infine in qualche caso legati alla convivialità tra i partecipanti. I baratti non sono esclusivamente di tipo materiale, ma spesso astratti, ad esempio un’idea o i contatti e-mail dei partecipanti, o in qualche caso legati all’aiuto reciproco, ad esempio supporto in una traduzione dal francese.
Superfluo sottolineare che non sono ben accette richieste di oggetti particolarmente costosi, ma di fatto non ci è praticamente mai capitato di dover segnalare a qualche insegnante la poca adeguatezza delle sue richieste.
:: Che feedback ricevete dai partecipanti? E dagli “insegnanti”?
Come maggiore feedback abbiamo ricevuto entusiasmo e positività, le persone sono contente e soddisfatte, i partecipanti tornano alla TS e seguono più lezioni, si propongono come insegnanti e cosa fondamentale ci hanno incoraggiato molto nel proseguimento del progetto.
Gli insegnanti invece, soprattutto chi non aveva mai insegnato, è rimasto affascinato dalla magia e dalla soddisfazione dell’insegnare qualcosa a qualcuno e dal momento del baratto che è sempre molto divertente.
:: Social Media: come li usate, quanto li usate e perché?
I Social Media sono il canale privilegiato per la comunicazione della Trade School. Abbiamo attivato account sui maggiori Social Network per tenere aggiornate tutte le persone interessate al progetto, in questo modo abbiamo avuto la possibilità di comunicare in maniera diretta le nuove lezioni man mano che venivano proposte sul sito ufficiale, quindi caricare foto, materiali e report delle lezioni passate.
Abbiamo scelto questa modalità convinti delle potenzialità di questi strumenti, non solo di tipo tecnico, ad esempio arrivare a molte persone in modo immediato, ma anche per favorire la nascita di una community di confronto e di scambio intorno al progetto.
:: Possiamo venire a insegnare anche noi?
Assolutamente si, tutti possono proporre una lezione! Basta avere un argomento, scegliere una data, cinque “cose” da ricevere in baratto in cambio della lezione, quindi compilare il form online sul sito. Al momento la prima sessione di Trade School Milano è giunta al termine, ma continuiamo a raccogliere proposte per avere le basi su cui organizzarne una seconda più avanti.
:: Un’ultima cosa: consigliate ai lettori di Nuok il vostro posto preferito di Milano?
La bocciofila all’aperto di via Morgagni, la migliore scuola di vita :P
Timbuktu è il primo magazine su iPad pensato per bambini. L’hanno fatto Elena Favilli, Francesca Cavallo, Olimpia Zagnoli e Julian Koschwitz, insieme ad altre persone da Borlin a Sanfransisco a Barselona.
Ci racconta il progetto la Creative Director Francesca Cavallo.
:: Ciao Francesca, parliamo di Timbuktu. Cos’è, come è nato e perché vi piace?
Ciao Lorenzo, ok. Timbuktu è nato dalla voglia di sperimentare in prima persona la rivoluzione digitale dell’editoria di cui si parla tantissimo dall’uscita dell’iPad. Elena ha deciso di partecipare a Working Capital con il progetto di un iPad magazine che allora si chiamava MAG.0 ed era per grown ups. Poi ci è capitato di vedere un po’ di bambini con in mano l’iPhone, e abbiamo avuto un’illuminazione. E MAG.0 ha lasciato il posto a Timbuktu.
Ci piace perché è semplice, non usa l’iPad come tavoletta delle meraviglie ed è molto curato nei contenuti. Quello che volevamo evitare era che i bambini navigassero la app senza leggere una parola alla ricerca del prossimo effetto. Poi ci piace perché è una grande sfida per noi quella di riuscire a parlare di news ai bambini: si tratta di inventare un linguaggio e di trovare una prospettiva diversa sull’attualità, e ci divertiamo un sacco a fare entrambe le cose.
:: Che risultati avete raggiunto dopo il primo rilascio? Era nelle aspettative?
C’è stato un punto nella realizzazione di Timbuktu in cui abbiamo pensato che avevamo fra le mani una cosa davvero bella, e che a noi sembrava anche nuova, e quindi avevamo la speranza che anche altri potessero trovarla almeno un po’ bella e almeno un po’ nuova (io e Olimpia abbiamo dovuto lottare contro il perfezionismo catastrofista di Elena, ma l’avevamo convinta che era un bel prodotto). Però i risultati delle prime due settimane di Timbuktu nell’app store sono andati molto al di là delle nostre aspettative. Stiamo lavorando con passione al secondo numero, insomma.
:: Social Media: come li usate, quanto li usate e perché?
Abbiamo usato soprattutto Twitter per intercettare le communities che potevano essere interessate a Timbuktu. Il bello del lavoro che abbiamo fatto su Twitter, però, è stato che ci siamo messi in contatto con facilità con persone singole, che singolarmente si sono appassionate al nostro progetto e hanno iniziato a parlarne tra di sè. Potremmo chiamarlo confidential marketing, poi però noi in realtà abbiamo soltanto raccontato (instancabilmente) del nostro progetto a tutti quelli che incontravamo a cui abbiamo pensato potesse interessare.
:: Dal momento che avete iniziato in HTML5, avete in programma uno sbarco su Android? O almeno su iPhone, che ancora fa tendenza?
Al momento non è fra le nostre priorità immediate. ma la stiamo valutando per il futuro. La scelta dell’HTML5 è stata dettata anche dalla possibilità di sfruttare piattaforme diverse, e poi ci piace usare una tecnologia open source.
:: Il commento più bello e quello più brutto che vi sono giunti alle orecchie?
Eh eh… allora. Il commento più bello è questo:
E’ una delle cose più belle, intelligenti, spiritose, rispettose e sorprendenti che ho visto ultimamente. Anzi, é LA cosa più bella, intelligente, spiritosa, rispettosa e sorprendente che ho visto. Complimenti a tutti, con tutta la mia gratitudine.Con Timbuktu ho fatto conoscere l’Ipad alla mia mamma 76enne e anche per lei è stata un’esperienza speciale, che l’ha riempita di gioia.
I commenti più brutti sono diventati il nostro tema comico preferito e non voglio fare ingiustizie citandone uno solo. Diciamo che siamo stati perseguitati da commentatori che vedevano simboli fallici dappertutto: in copertina, sotto il pinguino, dentro la fragola del bue muschiato… abbiamo anche pensato di lanciare una sfida a un certo punto. Hai presente i giochi “trova le differenze”? Ecco, avremmo potuto fare qualcosa di simile. È incredibile la portata del rimosso che c’è su questi temi quando si parla di bambini.
:: In base al feedback ricevuto, ci sono correzioni di rotta che vorreste portare avanti?
Senz’altro vogliamo migliorare sul lato dell’interazione e portare avanti una sperimentazione legata a una esperienza di lettura più social.
:: Diteci la verità, come avete fatto a finire su Mashable a due giorni dalla prima release?
È stata una grande sorpresa anche per noi. Non gli avevamo neanche mandato il comunicato stampa, ci hanno trovato da soli, lo giuriamo!
:: Tanto per farci venire l’acquolina in bocca… di che parla e quando esce il prossimo numero?
Stiamo passando al setaccio due temi su cui ci piacerebbe lavorare, molto distanti tra loro. Il prossimo numero uscirà a settembre 2011.
:: Un’ultima cosa: consigliate ai lettori di Nuok il vostro posto preferito di Milano?
È il giardino dove ci sono i fenicotteri rosa, in via dei Cappuccini, quando sta per scoppiare un temporale estivo.
Si chiude con qualche rammarico l’esperienza ai playoff dei New York Knicks per la stagione 2010/11. Sconfitti quattro volte in fila dai Boston Celtics, i Knicks hanno pagato nelle gare casalinghe anche gli infortuni a Chauncey Billups e ad Amare Stoudemire.
L’anno prossimo sono in scadenza i contratti dell’allenatore Mike D’Antoni e del GM Donnie Walsh. Nonostante i risultati altalenanti della stagione appena conclusa, molti giocatori hanno speso parole di stima per il loro allenatore.
Nelle parole di coach D’Antoni invece c’è la speranza di fare tesoro dell’esperienza di quest’anno e ripresentarsi l’anno prossimo con ambizioni e mezzi maggiori:
“Experience is something you can’t manufacture. A lot of guys…this is the first time they have played meaningful minutes in the playoffs. Whether they played good or bad this will help them and help their mindset next year. (…) One big thing, I really appreciate the fans that stood up and cheered for the guys. Again, they were in a difficult situation, have been all year, and they showed a lot of class and character and the fans showed the same thing.”
Su questa pagina si trova un’intervista alle stelle dei Knicks dopo l’ultima partita della stagione.
Qui sotto le azioni salienti di gara4 al Garden:
Foto di Cunene, 2010 - tutti i diritti riservati.
:: Miss Sophie Champagne, ci racconta brevemente di lei? Età esclusa, ovviamente!
Vi dico senza problemi che ho 25 anni! (da un po’ di tempo…) per il resto citerò la mia biografia ufficiale:
Miss Sophie Champagne nasce il 16 Ottobre (di un anno imprecisato), in una ridente località della Valtellina, verso i 16 anni si trasferisce a Milano, dove finendo gli studi frequenta i corsi serali della Principessa Dancing School. Dopo aver provato vari generi di danza (dalla classica al modern jazz e jazz televisivo, dal musical al tango argentino) e la recitazione, approda alla Burlesque School dove scopre questo magnifico genere di spettacolo che è il Burlesque. Dopo solamente un anno di corso inizia nel giugno 2010 ad esibirsi come burlesque performer in numerosi locali milanesi, poi in tutta Italia e dal Gennaio 2011 anche all’estero (Londra). Fonda, insieme alla sua amica e collega Titì La Noire, il duo burlesque delle NoirChampagne molto attivo nel nord-italia per l’organizzazione di serate ed eventi burlesque, spesso abbinati anche a mostre fotografiche, vernissage, concerti.(…)
Il resto sul sito ufficiale!
Foto di Cunene, 2010 - tutti i diritti riservati.
:: Che cosa rappresenta il burlesque per lei?
Una passione prima di tutto, un mondo fatto di piume e glitter dove mi sono trovata subito a mio agio, dove tutto è concesso, e dove puoi inventarti un personaggio o ironizzare su un personaggio stereotipato, se non mi conoscessi come la persona più volubile e imprevedibile del mondo direi di aver trovato finalmente la mia strada.
:: Il burlesque può diventare una professione?
Sembrerebbe proprio di sì, ma ve lo farò sapere tra qualche anno… Scherzi a parte, sì, ci sono tante burlesque performer straniere (e anche pochissime italiane) che lo fanno come professione.
:: Come si organizzano le serate? Ha un agente?
Un agente? Ma volete togliermi tutto il divertimento?!?
Scorrazzare in giro per la città per definire gli show è uno degli aspetti più divertenti del mio lavoro, mi impegna molto tempo ma non ci rinuncerei mai!
Anche se per il futuro chissà, quando mi chiameranno da Hollywood magari mi troverò davvero un agente… =)
:: Nel fare burlesque, che differenze ci sono tra Milano e il resto d’Italia? E il resto d’Europa?
Fino a qualche anno fa le uniche traccie di burlesque in Italia erano al Micca Club e al Connie Douglas (due locali rispettivamente a Roma e Milano) e in qualche festival swing retrò. Con l’esplosione del fenomeno burlesque Milano ha risposto più velocemente del resto d’Italia, ma ora devo dire che la moda impazza ovunque.
Nel resto d’Europa invece il revival del burlesque è arrivato un po’ prima, a Londra mi esibisco davanti ad un pubblico “preparato”, preparato nel senso che sa perfettamente cos’è il burlesque e ne ha già visto un sacco (quindi bisogna stupire con effetti speciali e fascino italiano) e preparato anche nell’applaudire e sostenere l’artista durante tutto il numero.
Foto di Cunene, 2010 - tutti i diritti riservati.
:: Come usa i Social Media per tenere i contatti con i fan?
Ovviamente oltre al mio account personale su Facebook, ho anche una fan page dedicata a Miss Sophie (iscrivetevi!!) sulla quale pubblico gli inviti per le mie serate.
:: Qual è il suo posto preferito a Milano?
Resterà sempre nel mio cuore un localino proprio vicino al Duomo, il Santa Tecla, che organizzava delle fantastiche serate a tema, dove ho scoperto la mia vocazione burlesque per i travestimenti. Thank you PWP.
:: Il suo prossimo viaggio sarà…?
Londra! C’è la London Burlesque Week, che racchiude il meglio del burlesque europeo, Miss Sophie Champagne non può mancare! Mi esibisco sabato 30 aprile 2011 al Cellar Door, che emozione…
:: Miss, progetti per il futuro?
Vincere Miss Exotic World, ricevere le chiavi della città di Milano, dare lezioni private di seduzione a Robbie Williams, lasciare le impronte dei miei seni sul Walk of Fame di Hollywood Boulevard, sposare un principe (così non sarò principessa solo in un mio numero).
Per il 2011 può bastare così, in definitiva sono sempre stata una ragazza con i piedi per terra.
Le prime due partite del primo turno di playoff non hanno sorriso ai Knicks. Dopo aver perso gara1 con soli due punti di scarto, i Knicks si sono ripresentati al Boston Garden senza trovare maggiore fortuna.
Con Billups infortunato in panchina e Stoudemire costretto a uscire dal campo per un problema alla schiena, i Knicks ce l’hanno messa tutta per pareggiare la serie ma ancora una volta hanno dovuto cedere.
Ecco le azioni salienti della partita:
Ora si torna al Madison Square Garden per due gare, venerdì 22 e domenica 24 aprile. Le gare di playoff NBA, infatti, si giocano al meglio di 7 partite secondo lo schema 2-2-1-1-1. La squadra col record migliore gioca in casa le prime due gare, la quinta e la settima, mentre l’altra avrà in casa terza, quarta e sesta partita. Chi arriva a 4 vittorie passa il turno.
Se i Knicks riusciranno a vincere al Garden le prossime due gare torneranno a Boston con l’inerzia dalla loro parte.
Con una vittoria e una sconfitta tornerebbero a Boston sotto 1-3, senza più possibilità di sbagliare.
Se perderanno entrambe le partite saranno anticipatamente in vacanza. Incrociamo le dita!
La regular season è ormai terminata e i Knicks sono sicuri del sesto posto nella Eastern Conference, che li vedrà affrontare i Boston Celtics ultimamente in declino.
I Knicks non arrivano al primo turno di playoff dal 2004, e ci arrivano con una squadra largamente rimaneggiata a stagione in corso. Le ultime settimane sono state incoraggianti, grazie a una serie di 7 vittorie consecutive. Ma quali prospettive hanno i Knicks per questi playoff?
Le stelle della squadra non danno garanzie certe: Anthony sta iniziando a convincere ora, per Billups sembra iniziare il declino mentre Stoudemire si sta riprendendo da un infortunio alla caviglia.
E agli italiani invece cosa sta succedendo? A parte le condizioni fisiche non perfette, ai playoff andranno in due su tre: Marco Belinelli con gli Hornets affronta gli Spurs primi in classifica, Danilo Gallinari e i Nuggets lanciano la sfida a Oklahoma City, mentre Andrea Bargnani proverà a dire la sua l’anno prossimo.
Come aiutare i Knicks allora? C’è chi scrive poesie di incoraggiamento, ma forse è preferibile cercare i biglietti per le partite!
Qui una delle ultime vittorie dei Knicks, contro i New Jersey Nets l’8 aprile 2011:
Pochi ma buoni: sono rimasti solo in due i Panic! At the Disco, in uscita a marzo 2011 con il nuovo album Vices&Virtues. L’album è disponibile su iTunes e su Amazon.
I due sono attivissimi su Facebook: sottoscrivendo un abbonamento sulla loro fanpage si ottengono gadget, t-shirt e prevendite riservate ai fan. Il tour internazionale appena iniziato fa tappa a New York il 24 maggio 2011 al solito Terminal5. Tutte le tappe sono qui.
In attesa di raggiungerli live, c’è sempre una massiccia presenza online: i Panic! At the Disco sono attivi su Twitter, Youtube, Myspace e vantano 2,5 milioni di fan su Facebook. Ecco l’ultima apparizione televisiva del duo di Las Vegas, il 28 marzo 2011 al Conan show:
In questa intervista invece i Panic! At the Disco parlano del loro ultimo lavoro:
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