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Oggi è il 21 marzo, per me non solo l’arrivo della primavera, ma anche il giorno del compleanno di mia madre.
Il 21 marzo è la giornata della poesia, e proprio oggi muore Tonino Guerra, poeta di Santarcangelo di Romagna a cui ero legata non tanto per la sua produzione poetica e cinematografica, quanto per una passione condivisa: quella per la Val Marecchia – io Verucchiese d’adozione, da quando i miei comprarono una casetta nel Borgo del paese di Verucchio.
Santarcangelo è il ricordo di me bambina,
che corro su e giù per quelle stradine ripide,
nelle notti d’estate,
in cui il paese si riempiva di gente
e artisti di strada e attori recitavano nelle piazze.
Tra loro c’era anche mia mamma.
Il 21 marzo di tanti anni fa, ero proprio piccola, forse 6 o 7 anni,
per il compleanno di mia madre ho scritto una poesia.
Credo la prima e unica.
Mi ricordo solo l’inizio. Eccolo qui.
Ben arrivata Primavera
sei arrivata tardi questa sera
Tu conosci mia madre
però non conosci mio padre
Conosci mamma e lo sai perché?
Perché è nata insieme a te.
Un pensiero speciale per lei oggi.
Amo mangiare il lesso con la mostarda di frutta. Il mix tra il dolce e piccante della frutta si sposa alla perfezione con il sapore delicato del bollito misto.
Un piatto che da bambina non capivo, ma che ho imparato ad amare.
Col tempo, e grazie alla pazienza dei miei genitori che, semplicemente, mi hanno insegnato a sperimentare,
cose e sapori insoliti, nuovi, ciò che non conosco.
Stasera, per alleviare i colpi del freddo,
portato dalla incredibile nevicata romana,
ho preparato il brodo, e poi la carne con mostarda di frutta.
Non riesco a non pensare ai miei quando riassaporo quei cibi,
e dalle papille agli occhi
mi ritrovo seduta al tavolo bianco ovale della nostra cucina,
l’atmosfera calda e accogliente che emana da ogni particolare,
luci, odori, suoni, miriadi di colori sprigionati dai mille ammennicoli che tappezzano la stanza,
una pentola sul fuoco si avvia verso bruciatura certa,
un gatto miagola da sopra un armadio,
la radio manda un concerto numero qualcosa di uno bravo
la tv sbraita
e noi ci parliamo sopra.
Caos si chiama, disordine caotico fatto sistema.
Si, si, terribilmente caotico, ma anche affettivo e accogliente, e caldo.
E loro che sono lì con me. Semplicemente ci sono.
E ora che sto imparando a capire che gran parte di quel caos mi ha fatto male e lo devo rifiutare,
Ora che piango solo per il dolore puro e perché sento la mancanza
- non perché penso che non potrò più vivere -
Ora che non ci sono più,
questa nevicata straordinaria dovrò raccontargliela io, semplicemente riempiendomi gli occhi.
Ma sto vivendo, io? Sto vivendo?
E’ il pensiero atroce che mi ha svegliato stanotte. E’ la vita quella che sto vivendo?
O sto solo facendo finta…
Una recita per pochi intimi a cui non mi sottraggo per non dare nell’occhio.
Perché, diamine, non puoi mica continuare a crogiolarti nel dolore
per mesi e mesi e mesi?
La gente poi si scoccia, non sa più che dire,
e ti riserva quel silenzioso imbarazzo
peggio di una coltellata in pieno petto.
Ma ce li costringi tu, così, e d’altra parte cosa posson fare?
**
Ogni tanto però mi distraggo
dalla quotidiana pantomima,
involontariamente,
e mi sento come la superficie di un lago
risucchiata giù giù nell’abisso
da un’enorme masso.
Mi ritrovo in un buio pesto
dove fa molto freddo.
Non c’è niente e nessuno intorno a me
niente e nessuno.
Solo buio e freddo e silenzio.
**
E allora urlo disperata nel silenzio
il viso contratto in una smorfia. Immobile. Eterna.
Non sento più niente.
Solo, sul viso,
il contatto con la maglietta di colui che mi consola
zuppa di lacrime.
**
Il dolore non può durare per sempre
ma cinque mesi son troppo pochi per far finta di niente.
Sono dentro i contorni dell’inquadratura
sullo sfondo della foto
una sagoma scura e poco definita, a giudicarla dalla distanza che c’è tra lei e l’obiettivo che scatta la foto.
Però ci sono.
In primo piano persone in movimento
tutte intente
in varie faccende affacendate
lo scatto le immortala in un istante ma è certo che continueranno le loro faccende
tutte intente.
Sul fondo figure secondarie, immobili,
senza volume,
piatte,
come dipinte
non sono coinvolte dagli eventi che accadono in primo piano.
Io sono laggiù in fondo,
mi ci sono andata a mettere da sola
l’ho scelto io
di mia spontanea volontà.
D’altra parte è solo una questione di punti di vista,
tutto dipende dall’inquadratura
basterebbe fotografare la scena da un’altra angolazione ed ecco che potrei casualmente ritrovarmi in primo piano, proprio di fronte all’obiettivo.
Tutto bene, dunque
niente di irreparabile
solo un momentaneo “sfocamento” del senso della vita.
Il problema è che la foto la sto scattando io!
Ricordi musicali dei miei 10-12 anni.
The Buggles, Video Killed The Radio Star
Kiss, I was made for Loving You
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E poi, dopo un mese vissuto in modalità stand-by, un’iniezione di energia mi ha letteralmente riaccesa.
Quando l’ago penetra fa male. Ma il risveglio è emozionante come una nascita.
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Se oggi fosse l’ultimo giorno della mia vita, vorrei veramente fare quello che sto per fare oggi? E ogni volta che la risposta è stata “No” per troppi giorni di seguito sapevo di aver bisogno di cambiare qualcosa. Ricordare che morirò presto è stato lo strumento più importante che mi ha consentito di fare le scelte più grandi della mia vita. Perchè praticamente tutto - tutte le aspettative, l’orgoglio, le paure di fallire - tutte queste cose semplicemente svaniscono di fronte alla morte, lasciandoci con quello che è veramente importante. Ricordarsi che moriremo è il modo migliore che conosco per evitare le trappola di pensare di avere qualcosa da perdere. Siete già nudi. Non c’è nessun motivo per non seguire il vostro cuore.