graffafette
graphic and illustration
I'm a graphic designer and illustrator, currently working in Milan since five years.
I've always been drawing. My daily work is filled with lines and circle. I love perfection and chaos. Maybe that's why i'm so confuse… disequilibrata.
mi concentro.
metto a fuoco l'obiettivo e via, senza ripensamenti.
e taglio i rami secchi.
ZAC.
riparte tutto di nuovo, ma uguale.
seguo, volteggiando, ogni farfalla che mi svolazza davanti. evito di pensarci, apprezzo il paesaggio colorato.
mi fingo e mi dipingo.
e sbaglio. ancora.
ma non mi pongo domande. o, forse, non cerco risposte. avanzo, alienata, in una realtà troppo varia. e troppo luccicante.
ho battuto la natura.
che meraviglia!
io e il mio fedele destriero sotto una bufera di neve (ingigantisco un pochino, ma, si sa, licenze poetiche). spavalda e senza paura. viva la neve.
e poi il silenzio.
possibile?! nessun rumore?
mi alieno.
mi fermo sotto i fiocchi che mi cadono in testa. niente di niente. solo, il freddo fuori e caldo nel cuore.
shhhhhhhhhh...
prima di perdermi.
prima di perdere il contatto con l'esterno.
ricarico le batterie. mi rinchiudo in una sorta di letargo, più o meno artistico, e provo a ritrovarmi.
l'unico problema è, poi, il mondo.
temo un isolamento perenne dal quale non riuscire a riemergere. ho paura di scendere troppo e non farcela a risalire.
son sparita. mi sono ricaricata le batterie, ho fatto il pieno di vecchi e nuovi volti. sto mettendo giudizio (nel senso doloroso del termine) e... ora sono pronta. ottobre sarà il mese della "grande svolta".
organizzare. se non la smetto di divagare, qui non ci muoviamo più e facciamo la muffa.
quindi oggi, grande schemone e (ebbene si, caro giacomo), penso, pianfico e realizzo la piega che dovreà prendere questo santo santissimo blog.
perciò ho deciso che continuerò a raccontarvela (e raccontarmela), ma suddividendo l'entropico mio "resoconto di viaggio stabile" in diverse zone. ovvero:
- avventure. bostik a milano
- graficherie
- progettualità varie ed eventuali, utopiche o biecamente pragmatiche
- divaghi d'amour
spero di riuscire in questa mastodontica impresa autunnale.
massì, che ce la facciamo.
comincio subito.
primo step: maledetti.
perdono perdono perdonooooo.
long beach island (again!), notte.
qui si sentono soltanto le onde, i grilli, un po' di jamaican music e il profumo della mia candela allo sciroppo d'acero (maple syrup candle).
e se penso che ieri ero nel caos di manhattan, non ci posso credere.
comunque sono qui.
e siamo agli sgoccioli. ci vorrebbe un bel resoconto della vacanza. dovrei tirare le fila del discorso. ma come posso fare una sintesi? con quante, 5 parole? è stato... nuovo, destabilizzante, rigenerante, solitario e caotico.
bastano? posso riassumere il tutto così? beh, dopotutto forse nemmeno c'è bisogno di una conclusione.
insomma, mica finisce qui.
tutto quello che ho visto, sentito, sperimentato, assorbito, mangiato, le persone che ho incontrato, quelle da ricordare e quelle... meno. il cibo che ho assaggiato. i musei che ho visitato. le fotografie, l'arte, i palazzi e le casette di mattoni. e quelle di legno. i disegni. i pensieri. ognuno e altri mille di questi pezzettini d'america è qui. nella testa e nel cuore. ed è soltanto l'inizio. perchè a questo chissà cosa seguirà. quale sarà la mia strada, fatta anche di questi due mesi. che mi sono serviti per dimenticare e rivivere. per cancellare e ricordare. per ricominciare? tabula rasa, ma non del tutto. soltanto... un nuovo spirito. una me più nuova e ripulita. e, massì, diciamolo pure, più matura. ma non troppo.
e adesso basta, il momento mistico può anche chiudersi qui. fiorellino di loto, dormi, che è notte.
vi posto solo qualche ultimo sprazzo di big apple... per oggi.
siore e siori... the queens
long island
grigio e fosco, brooklin bridge
ragnatelico?
e poi DUMBO (Down Under the Manhattan Bridge Overpass)
brooklin (si, lo so, sono stati giorni piuttosto grigi... e umidopiovosi)
addio (?) st mark pl, che prima delle nove è un deserto. sul serio.
e poi mi saluta manhattan. guarda come luccica, come si fa bella per la mia dipartita...
sempre più piccola
e lontana... vedo pure, minuscola, la statuina della libertina
e due battelluzzi. vabbè, due navi enormi, siamo in america!!
bon, that's all. mi corico, che oggi è stata una giornata piuttosto impegnativa.
veciaaaaaaa!
però vi bacio tutti, vi voglio bene. peace. reggaeeeeeee!!!
(pardon per l'entusiasmo, ma tra due giorni torno e sai che festa si fa!)
arieccola dopo una breve tappa a long beach island con le chesser's sisters and friends (foto non ancora pervenute).
oggi si ricomincia.
da strand per qualche rapido acquisto (http://www.strandbooks.com/app/www/p/home/).
poi union square. attraverso il mercato godendomi il profumo di fiori e frutta. un apple juice e mi siedo sull'erba, vicino ad un raggazzuolo con la fisarmonica che suona musica francese e misteriosa. o misteriosamente francese.
una storia con mostriciattoli e b&w stripes. non è una cattiva idea. vedremo, è ancora tutto da decidere.
a zonzo per chelsea a caccia di gallerie e nuovi volti. arte e macellerie. fashion e puzzo di carne fresca e alla griglia.
guarda chi ha lo studio qui?! se volessi davvero restare (e se fossi più intraprendente), salirei per chiedere se serve un'aiutante o una segretaria. italiana.
(si, lo so, i nomini sno piccoli. ma aguzzate la vista!!!)
chelsea museum (http://www.chelseaartmuseum.org/index.php). iran inside out, caraballo-farman, jean miotte e federico uribe.
e giù, costeggiando la west coast. mi fermo di nuovo. cammino sull'erba. mi godo la brezza due minuti, prima di ripartire.
nota per il futuro: le ballerine NON son un'ottima idea, se hai in programma di camminare tutto il giorno!
ma la meta è magnolia bakery (http://www.magnoliabakery.com/). due pasticcini che mi sbafo al washington park.
e ora a casa, che stasera è texas!!!!!
dunquolo.
riemergo dal museum week, settimana all'insegna dell'arte (ancora in corso).
ebbene si, è partito il museum tour challenge. o come volete chiamarlo.
insomma, appurato che o me la giro io, sta mela sugosa, o faccio i vermi e la muffa, decido di intraprendere una sorta di pellegrinaggio sui sentieri della fotografia. della pittura. video. connessi e annessi.
indi per cui: the big and huge meropolitan (http://www.metmuseum.org/), the new... and new and incredible (hallucinatory!!!) new museum (http://www.newmuseum.org/), l' elegante, raccolta e idimenticabile neue gallerie (http://www.neuegalerie.org/). per inciso, klimt ti amo!
non posso fare una recensione. davvero. se volete informazioni, spero che non siate pigri, mi perdoniate e vi rimettiate ai link.
posso solo dire che mi sono completamente riempita d'arte e di stimoli. di emozioni e pensieri. mi restano il moma, il brooklin museum e... beh, me ne mancano, ancora, di esperienze. ma di tempo ce n'è. quindi. senza ansia.
poi.
continuo anche a scrivere e a fare foto, ma mi rendo conto che ho bisogno di rifletterci sopra. di far crescere la qualità e rendere il tutto un po' meno "grezzo".
qui abbiamo:
in giro per il village, negozi e murales. e scorci notturni con personaggi strani che mi fanno da chaperon (che, però, ho evitato di immortalare per la mia e vostra serenità. per la serie, occhio non vede, cuore non duole.)
aspettando il treno at central station. e magari ti capita anche di schivare un buquet (thanks god!), lanciato da una novella sposina. celebrare il gran giorno con l'amore della tua vita (sempreepersempretogheterforeveriloveyou) in un posto in cui, nel caso ce ne fose bisogno, potresti fuggire all'istante... smart!
central park dalla bostik-prospettiva. dal basso, voglio dire. e al contrario. si, la mia prospettiva, insomma.
rendo l'idea?
ah, e ho anche cercato di figurarmi il buisness del futuro (oh, ivan e cla, attenzione, prego, parlo con voialtri!). non posso svelare nulla, perchè ancora nulla è stato depositato all'ufficio brevetti e mai vorrei che qualcuno rubasse la luminosa idea che ci farà diventare ricchi e felici. si, perchè non è solo una questione di soldi. qui c'è in ballo il nostro destino e pure quello dell'umanità.
prima regola: puntare in alto!
stay tuned, ci saranno novità non appena mi confronto con i soci.
l'importante è che te lo sei segnato. e quando torni a casa imposti il tutto in ordine cronologico.
1) soccofamento in casa
quindi. me ne stavo in casa, aspettando che fosse il momento. tentando di lavoricchiare su qualche progettino futuro. poi, guardo fuori dalla finestra e...
soffocamento. noia. qualcosa che mi chiama. so, i must go out.
2) well, vado fuori. out. pictures.
cammina
cammina
chissà su cosa sono scivolata... cacca no, perchè di tracce non ce n'è. forse era un fruttino. o una scatarrata. nice.
cammina
cammina
pensavo, comunque, che questa situazione è fantastica. sei come in un acquario. pieno di milioni di pesciolini colorati che si fanno i fattacci loro. e a nessuno interessa chi sei dove vai cosa fai. a meno che tu non lo interpelli. a quel punto, l'amico americano si sente chiamato in causa. in caso contrario, puoi fare (quasi) tutto quello che ti pare e... nient. nessuna risposta.
alfin, la nostra eroina arriva in un parco. altro giorno, altro parco. certo, non è central park...
3) suyvesant park e oltre
e, poi, cos'altro? sto impazzendo di solitudine. elemosino contatti umani.
fa troppo caldo. umido. uh, una microfontanella!!!
4) waiting for the call
5) end
reportage di oggi: 6 avenue, carmine street, houston, hudson, west village. and back to st marks place.
pictures and words. un'autoterapia d'aiuto. o una terapia di autoaiuto.
in un negozio di libri.
la gentilezza di chi capisce la tua necessità di scrivere.
la sente.
e ti regala una penna e un blocchetto di fogli.
ecco, vedi, this is really rude. this hurts my heart.
a lady at the park:
- i was waiting for someone...
- uh! nice!! perfect!!!
- yes, but (it was) not you.
- ...
- do you understand (ammicca ammicca)?
- ...
- ...
- oh, yes! yes! sorry.
questo tipo.
sulla cinquantina, calzino bianco. sistemato, con la sua bella polo color senape e gli occhialetti che cambiano colore col sole.
...
secondo me è un depravato. un maniaco omicida. un viscido. dio, speriamo che non venga a parlarmi...
why he doesn't call me? not answers. i could call him.
...
or not.
...
mi respiro, cercando di ricordare il tuo odore.
cigola l'altalena.
un pasticcino alla crema, al parco con la zia, è una fotografia deliziosa.
waiting.
aspetto un compagno di giochi. per il momento, la mia è solo loneliness. e gridolini di pazzi kids.
frocetti e maleducazione. no, l'ovest non mi piace molto. meglio l'altro lato. je-la-to.
plant plants. this the big idea. voglio dire, piantare piante, creare verde. anche piccoli spazi. un balcone, un microgiardino, un angolino di verde.
hot.
yesterday, all my trubles seemed too far away.
yesterday gran giornata: esplorando il downtown. scendo per lafayette street, mi fermo alla leica gallery (che mi si piazza davanti per caso e... come faccio a dire di no?!), in brodway, dove c'è un'esposizione, fino all'8 agosto, di lavori di john flattau e carlos rené perez.
voglio una leica. voglio una macchinetta veloce e scattante.
proseguo, costeggiando roosvelt park, attraverso (di nuovo) chinatown, poi st. james pl e mi godo l'east river. brooklin bridge.
faccio tappa al south street seaport (che da fuori sembrava interessante, ma pare sia uno dei soliti centri commerciali, niente di più). e ancora più giù, per wall street fino a the battery dove, finalmente, la vedo: the statue of liberty. piccolissima, là in fondo, ma l'impatto è forte.
e qui mi fermo, perchè castle clinton è il mio obiettivo: stasera c'è un free concert e così mi metto in coda e aspetto.
un sacco di handsome guys, evidentemente coppie di guys e all'inizio mi sembra piuttosto curioso; ma, una volta visto l'artista, intuisco il perchè. non ho fatto foto, perchè hanno chiesto, per rispetto, di non farne. e io rispetto. però, giusto per capire il genere...
il concerto è amazing, humor and feeling, non so se mi spiego. bello.
dopodichè, walking and jumping, passo ground zero (uno spazio vuoto di cielo, pieno di gru e lavori in corso), city hall e di nuovo su, tutta centre street.
mi arricampo at home, quick shower con kristy (cioè... prima io e poi lei, non insieme) e bowling, con chris e keith (due amici di kristy, uno sarto/designer di moda/stilista, non saprei che altro aggiungere; e l'altro fotografo in erba). birra, pizza, ricordi e scivoloni.
stasera torno a newburgh, che margherita m'ha invitato a cena. rivedo le mie amiche di lake luczerne (qui sotto, una foto delle tre - colleen, nancy e mery hellen) con la magliete del concerto di billy joel e helton john (che è saltato, perchè billy c'aveva mal di gola. fuck)
e per oggi si chiudono i battenti.
per sconfiggere la malinconia ho adottato la tecnica museo + audiola (grazie 'nazzi e compagnia).
perciò sveglia, colazione abbondante (e fruttosa), banana in borsa e gambe in spalla.
meta: guggenheim.
e già mi sento meglio. l'arte mi riempie e mi appaga.
dopodichè, central park. con contorno di anatre.
e poi ritorno all'ovile.
il mio angolo preferito è the balcony. mi siedo fuori, insieme ai pomodorini e al basilico, mi riempio dei rumori e degli odori dell'east village.
in effetti ancora non ho specificato dove mi trovo, esattamente. kristy abita in 52, saint marks pl., appartamento 4C, new york, NY 10003 - son precisa, visto che qualcuno mi ha chiesto l'indirizzo -. e, visto che google maps mi può aiutare, allego una mappa (vedete la A? ecco, io sono lì!).
perciò, dicevo, mi siedo qui fuori e c'è un gruppo di.. mah, paiono latino americani (dal quarto piano è dura definire con precisione la nazionalità) che improvvisa un barbecue nel cortiletto interno del palazzo. c'è un'arietta deliziosa e profumo di carne alla griglia. risate e chiacchiere. mi fa stare bene.
forse il problema della grande mela è proprio questo: è grande. enorme. ti ci puoi perdere e affogare. soprattutto se ti manca un appiglio. e io ho bisogno di ancorarmi alle piccole cose. apprezzo i dettagli. un gesto gentile di qualcuno che incontri per strada. due chiacchiere con uno sconosciuto. un vicino di casa che ti saluta dalla finestra del suo appartamento, incuriosito da una ragazza che se ne sta appollaiata sulla balaustra. respira. e sorride.
macino chilometri.
ore ed ore ed ore ed ore di passeggio. e pensiero. in solitaria.
mentre vago per le avenues ogni negozio, angolo, faccia sembra stimolante e colorato. poi mi fermo e mi manca la poesia.
quando stoppo tutto, quando mi siedo e chiudo gli occhi il gomitolo s'ingarbuglia. e non riesco a trovare il bandolo della matassa. vengo sommersa dai pensieri e delle cose che vorrei e che potrei e che se e ma e chissà...
forse è solo che sono stanca e che ho malditesta e che non c'è nessuno con cui condividere questa... questo. forse sono solo da prendere a sberle. forse ho solo bisogno di dormire.
mi integro nella vita della grande mela. cammino, con il sole a picco e sotto la pioggia e la sera mi dedico ad attività più o meno culturali.
e non ho ancora avuto tempo di lavorare sugli scatti che ho fatto in giro per la città. son troppo impegnata a vivermela. e per avere la qualità bisogna aspettare. una breve anteprima...
uno street market che ti sbuca dietro l'angolo quando meno te l'aspetti
colorfull (gioia e chiasso di colori)
musicfull (melodiosità e lontananza e poesia)
jazz improvisato e puppets at washington park
e qualcuno con cui scambiare due chiacchiere (maurice, per l'esattezza)
e ieri sera, vernissage (art party) a brooklin organizzato da un brand di vestiti, la anonymous. diversi artisti hanno interpretato delle... ehm... racchette da ping pong, con disegni, collage, ritratti, foto. insomma, una mostra d'arte. tante chiacchiere e frizzi e lazzi. mi piacerebbe pubblicare qualche foto, ma devo recuperarle da un fotografo amico di amici di amici (siamo tutti una grande famiglia). perciò portate pazienza.
b come beffetto. a poi.
rientro or ora dalla mia prima escursione nella grande mela, accompagnata da kaitlin, la coinquilina di kristy (l'altra "cugina"). un po' di shopping, da buona newyorkese. ho fatto anche un paio di foto, ma ero troppo occupata a guardarmi intorno.
comunque, per prima cosa devo organizzare le idee per raccontare tutto con ordine, ricominciando dal punto in cui vi ho lasciato. ardua impresa, perchè il materiale è davvero tanto e, fra l'altro, sarà sempre di più... farò del mio meglio.
dunque, primo step. cinque giorni in giro per gli stati uniti orientali. per l'esattezza:
due giorni a washington
un giorno a baltimora
un giorno a philadelphia
il giorno che avanza (perchè se fate bene i conti 2+1+1 = 5) è... di viaggio, spostamenti, nottate insonni. ma comunque.
evito di scendere nei dettagli e di riportare pedissequamente quel che ho fatto minuto per minuto, preferisco affidere la narrazione alle foto e mi limito a fare qualche osservazione alternata ai momenti "salienti" del tour.
sono piuttosto soddisfatta, devo dire. sono sopravvissuta ad un burning bus e sono ancora viva. perciò, bilancio positivo.
tirando le fila del discorso, ho camminato continuamente; persone e strade e shops e angoli di città.
washington è pulita, bianca, ariosa. musei, fontane e concerti all’aperto. una vera capitale. ma, immagino, che ci sia un bel retroscena di quelli sporchi. Solo che io non ho avuto la fortuna di vivermi il backstage.
baltimora, invece, è piuttosto wild. homeless, tipi strambi e decisamente curiosi. un paio si sono messi sulla mia strada, ma è stato soltanto un piacere (per caso o per fortuna).
il viaggio baltimora-philadelphia è stato piuttosto avventuroso: una folkloristica madam (che dall'odore e dall'aspetto sembrava piuttosto... vissuta) mi ha abbordato, dandomi dei consigli sui mezzi da prendere (dopo avermi chiesto qualche spicciolo, of course). in effetti, il 27 mi ha lasciato proprio di fronte alla grayhound station, da cui partono i bus per philly. ma, una volta in viaggio, mentre tentavo di intavolare una conversazione con una signora pakistana che ama le scarpe italiane, il nostro bus ha cominciato a fumare. panico a destra e a manca. fortunatamente l'autista ha preso in mano la situazione, ci ha fatto scendere (more or less) ordinatamente e dopo un'oretta, appurato che non c'era pericolo, siamo ripartiti, senza morti o feriti. l'ultima mezz'ora l'ho passata chiacchierando amabilmente di musica con un bassista-jazzista caraibico.
philadelphia è stata una vera sorpresa. elegante, ma non troppo; leccata, ma con una particolare trascuratezza che la rende più interessante. e di notte è ancora più stuzzichevole. chese stake, murales e musica. e un museo che mi ha rapita per ore ed ore. e anche china town è meno stereotipata di come te la potresti aspettare.
per ora è tutto.
saluti.
più ricchi e anche un tantino più vecchi.
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