Non mi sembra che la maggioranza della grande stampa italiana abbia sostenuto o comunque raccontato la battaglia per l’apertura dei dati della pubblica amministrazione, una battaglia che dovrebbe essere nel DNA di redazioni che parlano spesso di trasparenza e controllo da parte dei cittadini.
La battaglia è andata avanti grazie a organizzazioni della società civile e una piccola, ma assai attiva fetta della Pubblica amministrazione stessa.
Se, tuttavia, i giornalisti e la stampa non si attrezzeranno per comprendere e utilizzare i dati faticosamente resi pubblici, le componenti conservatrici delle amministrazioni avranno buon gioco tra qualche tempo a irridere gli innovatori sostenendo che “il gioco non vale la candela”.
È on line il “Libro Bianco per il riutilizzo dell’informazione del settore pubblico”
L’obiettivo di questo libro bianco, rivolto in particolare a civil servants e decisori pubblici, è quello di evidenziare le opportunità dell’apertura dei dati pubblici, fornendo approfondimenti mirati in merito ai principali aspetti da considerare, agli errori da evitare e agli strumenti a disposizione.
Il Libro è stato redatto a cura di Federico Morando con il supporto di Raimondo Iemma e Claudio Artusio, al cui lavoro si aggiungono i contributi di Mauro Alovisio, Eleonora Bassi, Juan Carlos De Martin, Alessandro Mantelero, Marco Ricolfi, Angelo Maria Rovati, Margherita Salvadori e Cristiana Sappa.
È possibile consultarlo e commentarlo attraverso Google Docs.
In una delle mie tante scorribande twittere mi sono imbattuta nel post di Gabriele Guidi, imprenditore ed elettore del PD, che ha analizzato il bilancio del suo partito, “per cercare di capire qualcosa di più su quello che negli ultimi tempi sembra essere diventato il problema dei problemi per il nostro Paese: quanti soldi vengono dati ai partiti, da chi e per fare cosa?”.
L’analisi di Gabriele parte dal file in formato PDF pubblicato sul sito del Partito Democratico ed ha l’intento di “rendere più facile e comprensibile la lettura del bilancio PD a tutti, soprattutto a coloro che non hanno l’abitudine di leggersi una sfilza di numeri, e magari fare qualche proposta per rendere il bilancio più fruibile in futuro per tutti coloro che sono interessati a leggerlo”.
Il post si conclude con un appello: “vorrei invitare i redattori del bilancio del Pd (ed i suoi dirigenti) a proseguire nell’opera di pubblicizzazione e trasparenza dei risultati ‘contabili’, cercando quando possibile di dare agli utenti (o almeno agli iscritti) tutte le possibilità di verifica del caso senza per forza aver bisogno della consulenza di esperti e commercialisti (che comunque, in mancanza di voci più dettagliate, avrebbero le stesse difficoltà sin qui descritte). Mi piacerebbe che il Pd nazionale rendesse insomma fattibile quel controllo di tipo diffuso (pubblico, inteso come possibile per tutti) che è certamente superiore a qualsiasi tipo di controllo privato: un bilancio che tutti possano leggere, capire e discutere”.
Complici le letture del fine settimana per poter preparare il mio intervento sull’Open Gov di sabato 21 aprile, ho associato immediatamente la richiesta di Gabriele a “Where Does My Money Go?”, un’iniziativa britannica, indipendente e apartitica, lanciata nel 2007 con il sostegno della Open Knowledge Foundation. Sul sito è possibile trovare grafici interattivi estremamente accattivanti e d’impatto, che permettono di addentrarsi con facilità nei meandri della spesa pubblica inglese, analizzabile a livello centrale e regionale e per singola categoria di spesa. Tutto ciò è reso possibile dall’utilizzo di Open Data, dati che, oltre ad avere caratteristiche ben precise, possono essere automaticamente analizzati e rielaborati, anche in forma grafica, da tantissimi software (a differenza, ad esempio, del formato PDF, sul quale non è possibile effettuare alcuna elaborazione).
E se i partiti italiani pubblicassero i propri bilanci in formato open? Sarebbe troppo complicato? A questa domanda prova a rispondere Marco Fioretti con un post in cui scrive, fra le altre cose: “No, non dategli retta se vi dicono che è troppo complicato, è solo un’altra scusa. Perché, se è vero che per fare Open Data al 100% bisogna applicare certe tecniche […], nessuno pretende la perfezione subito! Per iniziare basta mettere in linea sul sito del partito, una volta a settimana, l’ultima versione dei fogli elettronici che già sicuramente si usano per gestire i bilanci, con firma digitale per evitare che vengano prese per vere copie taroccate”. Non sarebbe quindi necessario, da subito, puntare alle 5 stelle, cioè al dato migliore possibile dal punto di vista del ri-utilizzo.
E Gabriele Guidi sarebbe in grado di ri-utilizzare gli Open Data in modo creativo, raggiungendo magari i livelli di “Where Does My Money Go?”, e far comprendere attraverso “un bilancio che tutti possano leggere, capire e discutere” come il PD spende i suoi soldi? Probabilmente no, perché magari non avrebbe le competenze necessarie. Ma sono certa che, qualora i partiti decidessero di aprire i propri dati, orde di data journalists, di associazioni attive sul fronte dell’Open Gov o di semplici cittadini che hanno dimestichezza con i dati aperti si fionderebbero su quelle informazioni per accogliere l’appello di Gabriele e controllare l’operato dei nostri politici.
“Amministrative 2012” è un taccuino virtuale attraverso cui Marco Rosa disegna, giorno per giorno, gli scenari elettorali delle principali città (Genova, Lecce, Palermo, Parma, Verona) che andranno al voto nella tornata di maggio 2012; è una selezione ragionata e commentata di articoli che parlano di candidati e alleanze, ma anche di issues e strategie di comunicazione dei politici delle 5 città.
Perché consiglio questo Tumblr? Perché l’ho visto nascere una sera a cena, ma prima ancora negli occhi di un amico che stimo profondamente e le cui riflessioni sono sempre state per me stimolanti (riflessioni che off line proprio non ci possono più stare!).
Ne avevamo parlato tante volte, avevamo buttato giù diverse bozze, avevamo provato praticamente tutti i temi gratuiti, ci eravamo scambiati link su link, poi quella sera a cena abbiamo finalmente cominciato a dar forma al Tumblr.
Ora è nelle mani di Marco (da buona “spammona”, ovviamente, continuerò a tartassarlo di segnalazioni) e sarà un piacere seguire questa campagna elettorale (anche) attraverso i suoi spunti.
L’Italia, in questi mesi, sta prendendo confidenza con gli Open Data: si moltiplicano i portali degli Enti, proliferano le proposte di legge regionale in materia, se ne sta occupando la cabina di regia del Governo sull’Agenda Digitale.
Spesso, però, si perde di vista il fatto che la disponibilità on line dei dati del settore pubblico (in modalità tale da consentirne il riutilizzo) non è l’obiettivo finale ma, piuttosto, il primo passo verso un nuovo modo di concepire l’attività di governo.
Per capire il mondo dell’Open Data attraverso i webinar di Dati.gov.it
- 5 aprile 2012 dalle 12.00 alle 13.30 - Introduzione all’Open data, introduzione ai principi dell’open data e illustrazione dei più interessanti esempi nazionali e internazionali di diffusione e riutilizzo dei dati governativi aperti;
- 12 aprile 2012 dalle 12.00 alle 13.30 - Open data: aspetti tecnici e giuridici, approfondimento sui formati da utilizzare per il rilascio dei dati e sulle licenza con cui diffonderli. Questo secondo webinar riprende, in parte, i contenuti trattati dal Vademecum sull’open data;
- 19 aprile 2012 dalle 12.00 alle 13.30 - Approfondimento: Linked Open Data, approfondimento sul tema da parte di un esperto e testimonianza di un’amministrazione che ha già pubblicato i propri dati in formato linked data
Il ragionamento è semplice: seminascosti nei sistemi informativi dei governi vi sono enormi basi dati sull’ambiente, sulla salute, sulle opere pubbliche, sull’ubicazione degli esercizi commerciali e dei musei. Se venissero rilasciate, i cittadini potrebbero usarle per migliorare il controllo democratico sull’operato dei governanti, o per creare nuovi servizi online. Siccome quei dati sono nostri e li abbiamo già pagati, non c’è davvero ragione per non metterli in circolazione.
“Le istituzioni pubbliche producono e possiedono una enorme quantità di dati che appartengono alla collettività. Parlare di Open Data con riferimento ai dati della PA significa, quindi, rendere i dati e le informazioni disponibili e accessibili direttamente online, da parte di cittadini ed imprese sia per elaborazioni che per creare applicazioni di pubblica utilità.
L’obiettivo è evidente: rendere più trasparente l’azione pubblica, favorendone il controllo sociale, supportare la partecipazione attiva dei cittadini, la collaborazione tra pubblico e privato. Inoltre, la disponibilità di dati, nell’era dell’economia della conoscenza, significa dare spazio all’innovazione ed alla creatività, chiavi strategiche per supportare lo sviluppo economico avanzato.”
(via SegnalazionIT » Open Data ed Istat: un legame già solido)
Sarà un onore, nonché divertente ed emozionante, partecipare al Festival Internazionale del Giornalismo (Perugia, 25-29 aprile 2012) in qualità di moderatrice del panel “L’arte del giornalismo politico in un sms”.
Un grazie enorme ad Arianna Ciccone per l’invito!
Da qualche giorno curo insieme a Mattia Marasco il Tumblr “WikiCulture Italia” con l’intento di raccogliere gli spunti di innovazione e cultura collaborativa nel nostro Paese.
Il Tumblr fa parte del progetto più ampio WikiCulture.net, al quale oggi ho contribuito con una breve riflessione in merito alla consultazione sul valore legale del titolo di studio indetta on line dal MIUR.
Se l’Open Gov è fatto di trasparenza, partecipazione e collaborazione, allora il MIUR (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca) ha intrapreso la strada giusta per cominciare a metterlo davvero in pratica.
Solo pochi giorni fa aveva rilasciato i dati del progetto “Scuola in chiaro” in formato Open Data, aprendo così un primo spiraglio di trasparenza (qui i datasets).
Questa mattina il MIUR ha poi deciso di avviare una consultazione on line sul valore legale del titolo di studio
Ormai da diversi mesi rompo le scatole su Twitter con migliaia di link relativi all’importanza, per le Pubbliche Amministrazioni, di “liberare” i propri dati in formato “open”.
L’Open Data Manual definisce gli Open Data come “dati che possono essere liberamente utilizzati, riutilizzati e redistribuiti, con la sola limitazione - al massimo - della richiesta di attribuzione dell’autore e della redistribuzione allo stesso modo (ossia senza che vengano effettuate modifiche”. Consiglio di scaricare questo pdf per ulteriori approfondimenti.
Ma perché li ritengo così importanti? Per spiegarvelo mi affido alle parole di Ernesto Belisario, che oggi ha chiarito le idee ai non addetti ai lavori con un articolo pubblicato su “Il Foglio”:
[…] Alla base della dottrina dell’Open data c’è la considerazione per cui i dati prodotti dalle pubbliche amministrazioni, in quanto finanziati da denaro pubblico, devono ritornare ai contribuenti, e alla comunità in generale, sotto forma di dati aperti e universalmente disponibili. […]
L’attuazione di strategie di Open data non è importante solo sotto il profilo etico di un’amministrazione più trasparente (di cui, comunque, si avverte il bisogno), ma è in condizione di assicurare ai governi e alle loro collettività benefici tangibili e concreti. In primo luogo, è dimostrato che la trasparenza accresca la fiducia dell’opinione pubblica (e dei mercati) nei confronti delle politiche governative. In secondo luogo, Open data serve anche a coinvolgere i cittadini nel processo decisionale, chiedendo il loro contributo nella definizione di scelte efficienti […]
(qui l’articolo completo)
Il prossimo 5 aprile presso il Museo d’Arte Moderna di Bologna dalle 17.00 alle 19.30, parleremo di Open Data, presentando il portale e il percorso progettuale del Comune di Bologna con visioni dal settore pubblico, dal privato e dalla società civile.
Mi piace il fermento che c’è a Bologna sui temi legati all’innovazione digitale, fermento senz’altro stimolato dall’intraprendenza e dalla lungimiranza di un assessore come Matteo Lepore, che è riuscito a mettere al centro dell’agenda politica cittadina questi temi.
opendatablog.ilsole24ore.com (martedì 20 marzo 2012)
Prima il Comune di Milano, poi l’INPS e infine il Miur. La scorsa settimana è stata densa di avvenimenti che hanno coinvolto diversi enti e istituzioni. Soggetti diversi ma che hanno scelto di utilizzare gli open data o hanno intenzione di farlo per fornire al cittadino un servizio innovativo ed efficiente.
Sempre di più gli Enti che decidono di liberare i propri dati pubblici. È un primo passo verso il loro riutilizzo al fine di migliorare la vita dei cittadini con servizi o applicazioni innovative. E quindi «Raw, Data, Now»!
Valentina
Adnkronos.com (lunedì 19 marzo 2012)
Nel decimo anniversario della morte di Marco Biagi anche la Rete ricorda il giuslavorista ucciso dalle Nuove Brigate Rosse. In tantissimi, tra gente comune, politici, giornalisti, partiti e sindacati, hanno scelto di affidare il loro ricordo anche a Twitter.
In Italia, nel 2012, PRATICAMENTE OGNI GIORNO, si continua a considerare “UNA NOTIZIA” il fatto che su un social network si parli di un personaggio o di un avvenimento. Francamente non ne comprendo il motivo. (valentina)
Scritta in cinese la parola crisi è composta di due caratteri. Uno rappresenta il pericolo e l’altro rappresenta l’opportunità.