Roberto Marsicano

Profile

Marketing & Communication manager at Posytron
Information Technology and Services | Milan Area, Italy, IT

Summary

41 years in the IT industry, organization, marketing, deep knowledge of technical, economics, strategically activities related to the IT and TLC sectors.
Experience from a hard working knowledge, attending IBM and high level courses, continuous updating, member of the IT communities, interest groups and professional associations.
Member of the CLUB-TI , Campania Start-UP, Former of IBM GUIDE.
Editor at www.osservatoriofinanziario.com
Operating Systems:
Mainframe (MVS, VSE, VM)
PC, Server, and LAN UNIX, AS400, Linux
CMS, TSO, CICS, DL1/IMS, DB2, SNA, RACF, OMEGAMON, SCLM.
Programming: COBOL, PL1, RPG, SQL, QMF, HTML, VB.
Analysis and Project Management Methodologies, Development support tools.
IT courses, IT Marketing course and manuals, teaching.
Working knowledge on: Ontologies, Java Programming, Web Services, XML
Deep knowledge of PC Tools:
e-commerce and of support tools: Internet, Call Centres, Direct Marketing, Micro Marketing, Transactions Security, System Integration, CRM.
Management of IT infrastructures:
Systems
Physical environment, TLC, security, cabling
Operations planning and management
Strategic Planning
Development of complex and multi system applications
Budget Preparation
Personnel management, recruiting, training, assignment
Project Management
Hardware and Software assets management
End User Support
Applications Usability
Physical and Logical Security
Business Continuity
Disaster Recovery
Materials and Services Procurement
IT Contracts
Open-minded toward any human activity with a specific attention for technical and economic ones.
The Accountant Diploma is a sound base for an efficient administrative management.
Huge experience in strategic and organizational consulting to forecast the effect of development and deployment of IT and technological systems.
Specialties: CIO, Program Manager, ICT industry marketing & PR

Experience

  • Sept 2010 - Present
    Marketing & Communication manager / Posytron
    I'm in charge of developing market share for Posytron, a IT development company, mainly in the Northen Italy and in two business area: nearshore outsourcing for IT, communication, web and advertising agency offering tha full range of Posytron capabilities (Java, .Net, mobile, web development).
  • Oct 2007 - Present
    Communication & PR Manager / Drake srl
    Boosting the image of a software company specialized in supporting marketing managers
  • Jan 2005 - Present
    Editor / e-content
  • Feb 2000 - Present
    Southern Italy Branch Manager / Delta S.p.a.
  • Mar 1998 - Present
    Technical Sales Support Manager / Experian
  • Jul 1997 - Present
    Technical Sales Support Manager / SG2
  • Sept 1972 - Present
    CIO / ISVEIMER S.p.A.
    I was hired in 1972 to develop the bank new information system based on one of the early IBM 360 mainframe deployed in Italy. Starting with the design of data bases and telecommunication network I have lead the bank to one of the highest level of reliabilty of an ITC infrastructure in Italy, with a continuous record of accomplished missions to fullfil all the various task of a modern bank (the 35th in Italy and 600th in the world) with 500 employes. At the end of 1997 I as in charge of 26 direct employes (anlysts, programmers, operators, specialists), many externals suppliers personnel and a 13 billion lire annual budget to serve 600 terminals. We were one of the earliest in Italy to introduce PC, LANs, Office Automation, Laser Printers, Data Warehouse and Data Mining.
  • Oct 1979 - Present
    Owner and Co-Funder / Data Service
    A private venture to sell accounting and ERP software for the early PCs with CP/M, subsequently ported on AT&T Unix, Xenix, MS DOS, Windows.
  • Sept 1971 - Present
    CIO / EDESIM
    IT department manager with full responsability of budget, projects and people.
  • Mar 1970 - Present
    CIO / SIDE
    My first experience in IT was to develop the information system for a publishing company with a customer base of 300.000. All the computation were based on an IBM 360/20 computer with only punched cards and a 8K memory. I was in charge of 1 programmer/operator and lot of key punchers (one of them I married)

Education

  • 1987 - 1991
    Università degli Studi di Napoli 'Federico II'
    Political Sciences in Political Sciences

Additional Information

Websites:
Honors:
Six patents on telecommunication and information technology My first novel "Il sale sulla coda" available on http://www.lulu.com/content/2487847
Interests:
Movie-addict (all genres) Fictional writing: thrillers and sci-fi Non fictional writing: technology,economics, banking, management,politcs -Music: rock, hard rock, classical, opera -Miniature soldiers collector -Developing new products and services -Photograpy

Posts

May 22, 07:58 PM

Dumont, in Homo Hierarchicus, analizza il sistema delle caste indiane, ne spiega la sua funzione in una società agricola dove le regole disciplinano i rapporti fra gli umani creando una società olistica, cioè volta essenzialmente a mantenere l'ordine attraverso comportamenti obbligatori e conformi alle leggi.

Nel 1977 Dumont pubblica Homo Aequalis, un saggio fortamente contrapposto al precedente perché esplora le società basate sulla parità, caratteristica delle società occidentali che sorgono dopo la Gloriosa Rivoluzione inglese del 1688, rivoluzione nata dall'esigenza moderna di privilegiare la libertà di impresa, ma anche quella di prestare lavoro per chi paga meglio e dove si vuole, libertà connaturate alla nascente società industriale che può esprimersi al meglio solo se si eliminano i monopoli, le servitù e i privilegi tipici della Casta.

Non a caso la classe dirigente italica si è finita per associarla ad una Casta (superiore) indiana o all'Ancien Régime pre rivoluzione francese. Perché, pur formalmente un paese democratico, cioè basato sulla parità di diritti e dei doveri, lo stato italiano è rimasto quella sabaudo-papalino dove anche la struttura della Pubblica Amministrazione ha il solo scopo di mantenere un regime olistico, cioè basato sulla conformità alle norme e oggi degenerato nel conformismo più codino.

Anche nella nomenclatura si ravvede la gerarchia: mentre nei paesi di uguali il dipendente pubblico è un public servant, da noi è un pubblico ufficiale a far notare anche nel lessico che l'impiegato allo sportello fa parte di una gerarchia che da ordini ai cittadini (ma sarebbe meglio ai sudditi) e pretende da questi continue prove sotto forma di certificazioni da esibire ad altri pubblici ufficiali, un che evidentemente opposto alla cultura anglo-americana dove non esitono neppure i documenti d'identità e dove numerosi tentativi di introdurli sono stati rifiutati con battaglie civili non di poco spessore.

Ovviamente, questa disuguaglianza scende per rami: lo stato ordina alle sue emanazioni e queste ai loro dipendenti che impongono la conformità ai sottoposti di livello inferiore, e tutto questo porta a una totale sudditanza degli enti periferici che, non potendo autoregolarsi, nè stabilire, incassare e gestire proprie imposte e tasse, sono essenzialmente enti locali delegati dal potere centrale, senza alcuna responsabilità su quello che spendono visto che non lo raccolgono.

Insomma, è grasso che cola che l'Italia sia riuscita ad avere una crescita per un certo periodo: nonostante una casta che estraeva ricchezza dalla società produttiva, questa riusciva a produrre abbastanza valore aggiunto da poter mantenere un gruppo di parassiti improduttivi.

Ma ogni casta subisce continui attacchi da parte di bande che intendono sostituirla e questo porta a lotte intestine o all'allargare i privilegi ad altri gruppi antagonisti, con il conseguente aggravarsi del fardello di tasse, imposte e balzelli scaricati sul ceto produttivo.

E questa in breve la ragione della crisi che affligge il paese: una società gerarchica, una classe dirigente famelica che aggiunge continuamente posti a tavola per allattare nuovi banditi.
May 09, 02:48 PM

In un paese di Pinocchi, bravissimi a mettersi nei casini e sempre pronti a chiedere un tocco di bacchetta magica allo stregone di turno, mancava un grillo parlante. E l'abbiamo trovato!

Un grillo che parla, parla, parla, parla. Che magari dice pure cose giuste e denuncia fatti veri ma, purtroppo, come il grillo di Collodi, sa solo fare da specchio delle malefatte dei politici e dei loro 4 o 5 milioni di loro pretoriani, clientes, famigli e famiglie.

Il problema che a Grillo, e come prima a Bossi e a Di Pietro, manca la capacità di vedere il quadro d'insieme, the big picture, come dicono gli americani; e se non si ha questa capacità (in un mondo complesso e iperconnesso) é difficile elaborare una seria strategia per uscire dalle sabbie mobili fatte di debiti, crisi strutturale, necessità di essere moderni e sopratutto capire che ruolo dobbiamo avere nella macchina mondiale.

Manca a lui (e pure a tutti gli altri!) una strategia! Ed questo é il nostro male: vivere alla giornata, dell'eventuale. Sperando che la risacca porti a riva qualche marine che cacci i tedesconi cattivissimi e magari ci porti pure un bel pacco di dollari di aiuti.

Ma quel tempo e quell'età sono finiti nell'89. L'unico asset che valeva qualcosa era il nostro territorio come base strategica. Ma l'unico nemico s'é squagliato. Senza combattere. E quelli del KGB sono corsi a spartirsi le spoglie dell'URSS. Al più, agli americani, basta Sigonella, che é cosa loro.

Insomma, é inutile aspettare che arrivino i nostri. Non verrà nessuno. Nè vicino, perché ha guai come i nostri o sta per finirci con tutte le scarpe. E neppure lontano, perché anche i cinesi hanno le loro belle gatte da pelare, visto che si parla di colpi di stato e d'importanti congressi del PCC rimandati.

Siamo soli, e pure separati in casa con gli alleati europei, di cui é evidente la voglia di tutti di sostituire al tutti per uno un più prosaico egoistico ognuno per se e Dio per tutti.

Questo lo scenario e giuste le denunce del grillo sapiente che, proprio perché sapiente, sa. Ma una volta che sappiamo, che facciamo? Una volta tolte le termiti, cosa ne facciamo questo edificio marcio? Qual'é la strategia per raddrizzarlo e rafforzarlo? Non sembra che ce ne sia una che sia una. Si rivede solo un film già visto: personaggi nuovi, saliti al soglio a furor di popolo, e senza un minimo di progetto.

May 06, 07:41 AM
C'è poco da commentare su questi indici che riguardano l'Italia.

- 69ma per corruzione
- 40ma per libertà di stampa
- 92ma per libertà economica
- 31ma per opportunità economiche per le donne



May 05, 08:41 AM

Per un certo periodo l'Argentina é stata una nazione ricca. Molto ricca. Ricca più di molti stati europei. Anche più dell'Inghilterra da cui copiava stili di vita.

Una ricchezza che attraeva emigranti e permetteva un benessere diffuso ad una popolazione molto più istruita degli altri paesi dell'America Latina.

Ma il paese aveva una malattia subdola: una classe dirigente che essenzialmente estraeva dall'economia ricchezza per se stessa. Una condizione che porta sempre a uno stato permanente di conflitto all'interno della stessa classe dominante che non ha risorse infinite per accontentare tutte le bande.

Uno scontro che trasforma piano, piano una democrazia, prima in un'oligarchia e poi in una dittatura, attraverso la manipolazione delle leggi e poi con l'uso repressivo di pretoriani (polizia, magistratura, fisco e forze armate) per tentare di mantenere lo status quo contro altri pezzi delle elite, e dopo, contro tutto un popolo ormai immiserito.

E la storia dell'Argentina diventa un racconto di continui colpi di stato, fra dittature feroci e quelle da operetta come quella di Juan ed Evita Peron (e non ha caso ci hanno fatto un musical!)

E poi decine di migliaia di desparecidos, drogati e scaraventati a mucchi nell'Atlantico dagli aerei militari. E la stupida guerra delle Falkland contro una Thatcher arrapatissima nel voler far vedere di avere abbastanza palle da mandare i gurka di Sua Maestà a scannare i poveri soldatini argentini e un sommergibile nucleare ad affondare un vecchio incrociatore catorcio nel Rio della Plata.

E poi ancora tanti altri finti presidenti democratici che alla fine devono dichiarare il fallimento dello stato con il default dei famosi bond argentini che tanti avidi ingenui italioti avevano comprato a piene mani fidandosi del bancario amico...del giaguaro.

Mutatis mutandis, mi sembra che anche questo nostro paese stia percorrendo, (dal 1976), questo cammino "argentino" di lungo periodo, portato avanti con subdole leggi, leggine e piccoli e grandi atti repressivi di una burocrazia che cerca solo di salvare la propria sedia.

Un cammino non del tutto evidente ma il cui effetto si dispiega quando i Presidenti della Repubblica devono di frequente chiamare tecnici (Fazio e Monti) a commissariare uno stato dove le fazioni politiche, ormai ridotte a bande affaristico-criminali, non sono più in grado di spartirsi in pace quel bottino ottenuto con tasse variegate, imposte assortite e fantasiosi balzelli ai danni di quei masochisti che si ostinano a produrre in Italia.

May 01, 06:06 PM

Come sfortunato abitante e suddito di questa sgangherata repubblica c'é d'augurarsi che Monti e i suoi tecnici possano potare a dovere il rovo spinoso e pieno di serpi velenose che é ormai la nostra amministrazione pubblica.

Ma la veritá e che non c'é da essere fiduciosi perché l'approccio dei tecnici é troppo simile a un ricognitore che da alta quota cerca di fotografare una situazione che poi dovrà essere spianata con un bombardamento di precisione.

Purtroppo la guerra la stiamo perdendo e il tempo di tagli chirurgici e "tecnici" non c'é. Non é il momento di lunghe e defatiganti discussioni con burocrati che prima di eseguire un ordine di taglio, di trasferimento o di accorpamento chiederanno esaustivi e corazzati pareri ai loro giuristi interni, o a costosi consulenti e magari all'avvocatura di stato, con la conseguenza che quel risparmio urgente, sommato a tanti altri similari, non si farà, e se si farà, sarà un mezzo aborto che, alla fine dei conti, sarà più costoso del taglio che si voleva fare.

Questo é il momento della forza bruta, é venuto il tempo di un bombardamento a tappeto che abbatta per sempre la fabbrica delle tonnellate di carte che bloccano l'ammistrazione pubblica e pesano sui conti di ogni italico cittadino.

Purtroppo non credo sia nelle capacitá di Monti & C. usare il massimo della forza bruta per abbattere il mostro. Non ce li vedo il pio Monti, il tagliator cortese Bondi e il professor Giavazzi, lancia in resta, colpire alla giugulare un drago fatti di 5 milioni di statali, parastatali e dipendenti di finte SpA con socio unico in un ente pubblico.

Ma possiamo sempre sperare in un miracolo e perciò: preghiamo.

February 14, 05:20 AM

Comprata un'auto a febbraio 2011 da un concessionario, mi viene detto che, ovviamente, bisogna pagare il bollo, e diligintemente vado da una concessionaria autorizzata alla riscossione della tassa auto, ma mi viene detto che i periodi intermedi loro non li gestiscono e che devo rivolgermi all'ACI.

Presi due mezzi e mezza giornata, effettivamente all'ACI mi fanno pagare il bollo.

Ovviamente, risolto con l'andata fisica all'ACI l problema del periodo intermedio, cerco di pagare il bollo del 2012 online, perchè credevo di vivere in una nazione moderna e per di più a Milano, capoluogo della Lombardia, tra l'altro destinataria dei soldi del bollo auto.

Perciò vado su internet dove sul sito dell'ACI, alla pagina http://www.aci.it/?id=891 , ci sono varie opzioni per pagare senza doversi fisicamente spostare, fra cui quella di servirsi del servizio www.bollonet.it che, oltre che essere criptico e richiedere dati inutili, e dopo molti tentativi infruttuosi, capisco che proprio non è adatto a pagare il bollo.

Allora telefono al numero verde, dove una gentile, cortese ed efficiente operatrice catanese mi dice che c'è un altro sito (però non citato dalle pagine dell'ACI), il sito www.tributi.lombardia.it dove invece le cose funzionano, perchè lei, sempre diligente e cortese, ha provato a mettere la targa (solo la targa!) e magicamente il sistema ha fornito importi da pagare e anche l'opzione di pagare online, che però non funziona, perchè il sistema bancario che deve eseguire la transazione rifiuta il pagamento e senza dare spiegazioni.

Cambio carta. Magari qualla gli piace. Ma la VISA chiede dei dati di sicurezza con un altro pannello criptico che inspiegabilmente m'impedisce di andare avanti.

Allora mi ricordo che la pagina http://www.aci.it/?id=891 dice che si si può pagare tramite telefono, dove qualche volta ho pagato anche il canone RAI, ma dopo la solita attesa, l'operatrice mi dice che deve chiedere se si può pagare il bollo via telefono, riferendomi poi una risposta negativa: perciò l'ACI dice una cosa non vera, o forse solo obsoleta, che nessuno però ha provveduto a cambiare sul sito web.

Risultato dell'odissea di un cittadino italico che vuole pagare una tassa nel 2012?

Andare alla posta. Come nel 1861.

Moooooooonti!

December 29, 07:18 AM

Complici vacanze e un iPad sotto mano, ho voluto vedere come i quotidiani nazionali ed esteri utilizzano il nuovo strumento, sopratutto come usabilità e fruibilità.

In pratica per i nostri quotidiani é un disastro: solo il Corriere supera la sufficienza, gli altri sono cose molto abborracciate, tanto per fare e senza alcun idea di cosa sia veramente un tablet.

Quelli stranieri vanno un po' meglio: veloci, ricchi di funzioni, usabili, i migliori quelli americani, da migliorare gli europei.

In definitiva, su una scala da 1 a 10, questa la mia classifica.

Italici:
- Corriere: 6
- Repubblica: 4
- Sole24ore: 5
- Il Mattino: 2
- Il Messaggero: 2
- Secolo XIX: 3

Forestieri:
- WSJ: 8
- FT: 9
- NYT: 8
- Los Angeles Times: 8
- Le Monde: 7
- Le Figaro: 6
- El Pais: 6
- Frankfurter All.: 5
- London Times: 5
- Guardian: 6

December 16, 12:48 PM
Secondo il divulgatore imperiale della RAI TV, 30 anni fa, cioé nell'anno di grazia 1981, non c'erano ancora i computer.

Cosa che fa il paio con l'affermazione, fatta in un Social Network da una delle Grandi Firme del giornalismo italico, secondo cui Steve Jobs avrebbe inventato il computer (nel 76, tra l'altro).

Ora, se divulgatori e commentatori italici sparano di queste crasse fesserie, non c'é da meravigliarsi se l'Italia sia passata dal passo romano mussoliano a quello del gambero che, com'é noto, va sempre all'indietro.

Nella foto, nel 1971 al lavoro su un computer IBM 360.
December 13, 10:14 AM

1) Portare i tassi allo 0,25% fino al 2017
3) Acquistare i mutui dalle banche
4) Acquistare i crediti al consumo
5) Fissare i tassi di mutui e prestiti al 2%
6) Istituire la Centrale Rischi EU obbligatoria
7) Istituire la Vigilanza EU sulle banche
8) Vietare le partecipazioni non bancarie nelle banche
9) Vietare alle banche di entrare nel capitale di qualsiasi tipo di azienda
10) Obbligare le banche a vendere tutte le partecipazioni non bancarie

November 15, 08:24 AM
...pianga se stessa, anche se a piangere saranno anche milioni di europei. Questo dovremmo dire ad Angelina Merkel che oggi dichiara che l'economia tedesca sta attraversando il peggior momento dopo la seconda guerra mondiale, un momento difficile per l'euro, "molto di più di una moneta, il simbolo di mezzo secolo di pace, di libertà e di benessere sociale", ha detto la capo del governo tedesco. Secondo cui, nella condizione in cui siamo. "Se l'Europa va male, la Germania va male. Abbiamo bisogno dell'Europa, perchè la Germania vada bene".

Purtroppo a lanciare questo monito terribile, forse foriero di nuove guerre in Europa, è la stessa signora Angelina Merkel, quella che ha accettato, e senza fiatare, i diktat della BuBa quando ordinava al pavido, vanesio, smidollato Trichet (e alla sua corte di Bini Smaghi & C.) di non fare una politica monetaria espansiva. Anzi! Di alzare i tassi, anche in piena tempesta, e anche quando personaggi come Krugman, già nel 2010, dicevano che la BCE doveva fare una politica espansiva.

Ma i tedeschi sono così: finché non vedono le macerie non si convincono di non essere nel giusto.
November 15, 08:28 AM

1) Eliminare tutti gli enti previdenziali pubblici e privati inglobandoli nell'INPS
2) Mettere il tetto alle pensioni (max 80.000 euro l'anno)
3) Istituire un'indennità di disoccupazione per consentire di trovarsi un lavoro
4) Eliminare il TFR
5) Eliminare le Regioni
6) Eliminare le Provincie come enti politici
7) Ripristinare il Servizio Sanitario Nazionale
8) Rendere i Comuni del tutto autonomi fiscalmente
9) Confiscare il patrimonio delle fondazioni bancarie
10) Nazionalizzare tutte le banche non sane
11) Vendere tutte le partecipazioni statali, regionali e comunali
12) Istituire il contratto unico di base per tutti i lavoratori
13) Chiedere alla EU una Social Security europea
14) Chiedere alla EU una vigilanza europea sulle banche
15) Separare le funzioni bancarie di deposito da quelle di investimento
16) Chiedere alla EU l'armonizzazione di imposte, tasse e accise
17) Aumentare le accise su alcool e gioco
18) Mobilità obbligatoria del personale pubblico
19) Eliminare ogni contributo alle attività produttive
20) Obbligo per i comuni di costruire e gestire asili nido
21) Scuola obbligatoria e gratuita con orario continuo 9-17
22) Inasprire le pene per chi saccheggia i beni pubblici
23) Inasprire le pene per gli evasori
24) Impedire qualsiasi disposizione anti competitiva di ordini professionali

October 14, 06:33 AM

Pur non facendo niente per evitarlo, e dall'alto del suo lautissimo ma non più prestigioso incarico, un tizio ha detto che il nostro é un paese di m...a, cosa che pensiamo un po' tutti, sopratutto quando dobbiamo subire inutili torture dalla P.A. che, non avendo introiettato il concetto di «public servant», obbliga i disgraziati prigionieri di questo m-paese a percorrere quel tunnel dell'orrore che é una burocrazia infingarda, incivile e in gran parte inutile, nel 2011, quando, con una cifra infinitesima della spesa pubblica, certe torture e storture si eviterebbero utilizzando la tecnologia disponibile e neppure di quella un po' più sofisticata.

Ovviamente, siccome il pus di questo bubbone fetido lo scopri quando ne hai bisogno e magari non ti puoi ribellare perché quell'azione della PA ti serve, ci diamo da fare come falene impazzite per risolvere in qualche modo; ci sbattiamo da un capo all'altro della città (se ci va bene!) per non parlare di peripezie dalle Alpi al Lilibeo se uno ha avuto la malaugurata idea di emigrare all'interno dell' m-paese invece di prendersi la soddisfazione orgasmica di emigrare all'estero, prendere la cittadinanza di una qualsiasi altra nazione e poi stracciare il passaporto con la scritta Repubblica Italiana che di vero ha solo l'italiana mentre di res publica c'é il nulla essendo una res privata di politicanti, loro clientes e pretoriani che impongono la loro massa quadrata di 4 milioni di ottusi iper protetti su 54 milioni di disgraziati che non hanno pensato per tempo di ascoltare Eduardo De Filippo quando diceva ai napoletani di scappare da una città divenuta terribile e dove la delinquenza non era la cosa più feroce, visto come la classe dirigente l'ha ridotta.

Oggi il sintetico, maestoso grido «fujitevenne», Eduardo lo direbbe a tutti gli italici, sopratutto ai giovani, che non si devono aspettare niente di buono, ma tante angherie, soprusi, fastidi e pure gli sberleffi e il dileggio da parte degli stranieri che, ovviamente, non capiscono perché sopportiamo tanta violenza pubblica.

Forse perché siamo destinati, tutti noi italici, al Paradiso, perché all'inferno ci siamo già stati tutta una vita.

October 14, 06:34 AM
Come al solito la confusione regna sovrana nella politica italiana. Non è una novità, ci siamo abituati. Quello cui non siamo abituati è che la confusione è anche nelle teste di quasi tutti i politici, nonchè in buona parte dei tecnici e di diversi economisti, ad esclusione di gente come Krugmann (Nobel) e Roubini che vedono in una decisa azione dei governi la soluzione della crisi che può essere risolta solo con metodi keynesiani: cioè mettere la gente a lavorare per costruire infrastrutture anche se questo significa non preoccuparsi di deficit ora, visto che l'aumento degli occupati e il ritorno in efficienza ottenuto da nuove infrastrutture farà aumentare il PIL.




August 18, 04:10 AM
Quest'idea che il governo centrale istituisca e chiuda provincie, comuni e comunità montane, non è solo anti-democratica ma va proprio contro la necessità di responsabilizzare i politici locali.

Essere sotto la scure di Roma o sotto le sue sempre gonfie tette, non fa che aumentare la dipendenza economica dei politici locali e il loro senso di irresponsabilità verso soldi che loro non raccolgono sul loro territorio, dai loro cittadini, per cose che i loro elettori vogliono.

In questo modo, a fronte di qualche taglio di comuni piccoli e provincie minori, gli altri politici locali continueranno ad agire come quindicenni con la tessera bancomat di papà in mano: spesa libera ed ad libitum.
August 10, 07:11 AM
Asfalto umido, entrata in curva in velocitá e si finisce in testacoda. Situazione che il 99% degli automobilisti non sa gestire, per la semplice ragione che quello che c'è da fare (e da fare subito!) é una manovra contro intuitiva: controsterzare velocemente per rimettere il veicolo in linea.

Poi magari uno fa un corso di alta guida e impara anche a fare una sbandata controllata, a gestire la macchina come i piloti di rally, sgommando sullo sterrato di impervie vie per un secondo in meno rispetto ai concorrenti, tecnica di guida che contiene un profondo insegnamento: un evento negativo può essere utilizzato a proprio vantaggio se tecnicamente gestito bene.

Ecco, questo é quello che sta capitando all'economia: sbanda dal 2007, e purtroppo i guidatori sono: o dei pivelli come Obama, uno che s'é capito é solo chiacchiere e distintivo, o come Angelina Merkel che, da ex abitante della DDR, paese dell'ortodossia comunista, non può capire l'economia di mercato e tantomeno gestirne una delle piú importanti al mondo.

Poi ci sono politici, gente che su un'auto non dovrebbe salire, nè come autista e neppure come passeggero per il pericolo che con il loro isterismo da fifa blu farebbero perdere la calma pure a uno Shumacher o a un Valentino Rossi. Sono i vari Sarkò in Brunì, Bambi Zapatero, Gordon Brown, Cameron, l'inaffidbile Papandreu e poi i nostri che da anni competono in uno squallido macchiettismo da avanspettacolo anteguerra.

E infine ci sono i tecnici, quelli che le auto non le guidano direttamente, quelli che dal comodo lussuoso sedile posteriore danno indicazioni al politico-autista, sia quando la macchina cammina e purtroppo anche quando comincia la sbandata, o peggio, quando loro credono di vederla una sbandata, per cui cominciano a lanciare gridolini isterici sull'economia surriscaldata da raffredare subito con un bella lievitata dei tassi.

Sono quelli delle banche centrali, quelli del fondo monetario, quelli delle agenzie di rating. Gente che non ha mai guidato nemmeno un banco di meloni, che ordina il da fare a politici-autisti impazziti dalla paura di scendere dalla lussuosa limousine che qualche milione di illusi gli ha affidato con il voto.

E di solito i tecnici fanno proprio quello che fa il pivello: invece di una bella manovra contro intuitiva, un energico, immediato contro sterzo, che fanno? Agevolano la sbandata muovendo il volante in tutte le direzioni, sembrano api impazzite quando un orso distrugge il loro comodo, tranquillo, pacioso alveare, tutto legge, ordine e operositá.

Uscendo dalla metafora, cosa avrebbero dovuto fare i manovratori una volta visto un inizio di sbandata?

Certamente non quella idiozia totale e contemporanea di FED e BCE di alzare i tassi, manovra stupidissima che ha solo inguaiato di piú quelli che avevano mutui e debiti da pagare.

Certamente non impaurire i governi alle prese con la disoccupazione con l'idea ridicola che uno stato non debba fare debiti, quando questa é una condizione per il sottosviluppo, come dimostrano le iniziative nei paesi del terzo mondo dove il micro-credito (ovviamente ben erogato) serve a far crescere l'economia e le condizioni di vita della gente.

Certamente andava sollevato il piede dall'acceleratore, ma non spegnere del tutto il gas togliendo credito a tutti, perché, alla fine della sbandata, bisogna rimettere in marcia il veicolo utilizzando la sua forza di trazione e non affidandosi solo alle forze inerziali, come stanno facendo tutti adesso sperando che il veicolo in testacoda la smetta di sbandare.

Bisognava restringere il credito a chi s'era troppo indebitato, ma non strozzare tutti, impedendo anche a chi ha saputo uscirne di poter continuare a marciare e magari prendere a bordo i lavoratori lasciati a piedi da chi non é stato bravo a gestirla la crisi.

E sopratutto, invece di dare prestiti alle banche - maggiori e sole responsabili del credito facile - la liquiditá doveva essere data in cambio dei mutui che loro gestivano, in modo tale che ai mutuatari i governi e le banche centrali potevano praticare tassi politici, cioé bassi, e quindi sollevare la gente dalla paura di perdere la casa, paura che blocca qualsiasi altra spesa, e contemporaneamente le banche avrebbero avuto la liquidita per prestare alle imprese buone.

Manovre contro intuitive: dare di controsterzo, ridare gas alla fine della curva, questo fa un esperto e, come si diceva, un pilota di rally può addirittura utilizzare la sbandata controllata per guadagnare secondi preziosi, per cui non sarebbe male qualcuno prendesse delle iniziative tali da evitare i testacoda ma anche far ripartire velocemente l'economia guadagnando su quelli piú fessi, meno preparati e meno coraggiosi.

Ma occorre che chi guida abbia tecnica e coraggio. I fatti dicono che mancano entrambe.
July 12, 06:08 PM
L'Economist ha pubblicato una bella immagine che mostra quale sia la realtà del debito pubblico italico: metà in mano alle banche straniere che, ovviamente non hanno interesse a far fallire il debitore che quei 1.000 miliardi proprio non li può restituire.

E poi c'è il resto dei 1.900 miliardi che è in mano agli italici stessi, cioè banche, fondi, aziende e persone, il che è come dire che il padre di famiglia è stato costretto a fare spese per i figli e i soldi per queste spese glieli hanno prestati i figli stessi.

Una cosa tipicamente da italica commedia dell'arte, con un Arlecchino e un Pulcinella che derubano il buon Pantalone, con l'aiuto delle moine di una Colombina discinta, e il tutto scientificamente sentenziato come cosa buona e giusta da un Balanzone che si trova sempre in qualche università, centro di ricerca e in una di quelle istituzioni che fanno onore al paese.
July 09, 04:30 AM

Siamo a metá 2011 e tolta l'estate, ci restano solo tre mesi per archiviare anche quest'anno fetente in modo da avvicinarsi velocemente al fatidico 2017 che, nel 2008, avevo previsto come anno del ritorno ai livelli del 2007, cioè quando é iniziata la crisi.

In verità si deve dire che i ragazzotti di McKinsey sono un po' piu pessimisti di me, perché loro dicono che solo nel 2018 si tornerà a livelli 2007, ma non per tutti, visto che la loro previsione é solo per gli USA e comunque contiene la terribile profezia che ci saranno sempre troppi milioni di disoccupati, anche in America, cosa piú che confermata dai dati di questi giorni.

Quindi le varie fantasiose forme della crisi (a forma di V, W, U, L) sono tutte sbagliate: la crisi ha la forma dello swoosh della Nike, una lentissima ripresa dopo una ripida caduta, purtroppo ancora in corso in molti paesi del mondo, fra cui i PIGS, e anche in Italia che continua a illudersi di essere un paese ricco quando la sua ricchezza fasulla é solo frutto di un guazzabuglio amministrativo ormai così intrugliato e così indistricabile che qualsiasi soluzione dello stesso farebbe male a qualche milione di persone riducendole a poveri senza avvenire.

Ma anche se un qualsiasi politico (pronto poi a farsi impiccare da gente improvvisamente fatta svegliare dal sogno beato con la zizza in bocca) si desse seriamente da fare per sciogliere l'enorme nodo gordiano creato da 150 anni di trattative tra poteri forti, e tra questi e un popolaccio che "ricatta" i politici con il voto, cosa avremmo risolto?

In pratica poco o niente. Forse un po' di spese in meno - eliminando però Regioni, Provincie, Enti Previdenziali, contributi alle imprese e riducendo l'esercito e l'apparato di polizia - ma il problema immane dei titoli tossici (e delle leggi truffaldine che hanno permesso di crearlo) non lo può risolvere l'Italia da sola a meno di non ritornare alla lira.

Esclusa questa sciocchezza, l'unica strada per tornare alla casella di partenza é la ricetta svedese del 1994: procedere ad una totale nazionalizzazione delle banche europee, sopratutto quelle grandi e a rischio sistemico, attivare un'immane operazione di pulizia del materiale finanziario tossico e mettere subito in campo una vigilanza europea che impedisca indebitamenti (non ripianabili) di aziende, enti pubblici e stati europei.

Ovviamente bisognerà, in primis, spiegare agli italici che se vogliono una sanità come quella che hanno adesso, «se la devono pagare», cosí come devono pagare il costo reale del biglietto del bus e del treno, e che devono mettersi l'animo in pace in quanto a contributi alle imprese e/o ad agevolazioni: non servono a niente, distorcono il mercato, sono fonte di ruberie e occasione per faccendieri.

Se non si fa tutto questo, e ambressa...ambressa, la ripresa non ci sarà neppure nel 2018 e l'unica scappatoia - per chi può e sa fare qualcosa - sarà emigraren lasciando l'Italia in mano ai profughi dall'Africa che, visto da dove partono, si accontentano che almeno da noi c'è l'acqua corrente per bere e il bidet per lavarsi.

November 17, 06:03 AM

Come instant-movie è perfetto, eventuali enfatizzazioni aggiungono colore a un racconto molto preciso di come avvengano le cose in America, in quelle università blasonate, con rette stratosferiche, che permettono l'accesso a genietti benestanti che possono trovare altri meno geniali ma più dotati di acume finanziario e capitali per dare corpo ai sogni.

La storia raccontata non ha nessuna importanza, contano solo i dettagli: le confraternite universitarie, i venture capitalist che ci mettono i soldi, la violenta e redditizia estromissione di chi non è più utile o addirittura pericoloso per la compagnia.

Tutte cose che da noi sono impossibili da fare: da noi non si fa gioco di squadra, ci si becca come i polli di Renzo in infiniti battibecchi improduttivi, o in aule di tribunale dove le cause si trascinano per anni, mentre nel film vediamo che tutte le controversie si sistemano da gentiluomini con duelli rituali assistiti da avvocati poco azzeccagarbugli.

October 17, 05:44 AM

Nel mio romanzo Il sale sulla coda racconto che gli abitanti della parte alta di Posillipo a Napoli dicono che andare oltre la discesa Coroglio e verso Bagnoli e andare a fora 'o munno, cioè uscire dal mondo. E dal loro punto di vista, di abitanti del posto più bello del mondo, è giusto pensare che uscire da una location preziosa è andare fuori dal mondo.

Cosa che non comprendono le aziende che stanno in posti periferici rispetto al centro del mercato, e non parlo solo dell'azienda di Potenza rispetto a Roma o di quella di Portogruaro rispetto a Milano, parlo anche di aziende che hanno il loro quartier generale in posti fuori città, immerse in campagne desolate che, come è bene che sia una campagna, deve essere lasciata alla vacche e ai carciofi e non certo ad ospitare la sede di un'azienda magari molto orientata al mercato e alla comunicazione.

Ovviamente non si parla di fabbriche, che siano di scarpe o di software, ma si parla di direzione generale, direzione finanziaria e sopratutto di marketing e comunicazione: queste funzioni devono stare dove fare marketing e comunicazione trova alimento di idee e contaminazione da altra gente del marketing e della comunicazione, anche, e sopratutto, di settori diversi da quelli della propria azienda: la contaminazione, come spiega Richard Florida in The rise of Creative Class è l'elemento essenziale per creare nuovi prodotti e questo può nascere solo in posti dove c'è uan massa variegata di persone e dove la loro creatività e magari stravaganza di vita è tollerata, cosa che spesso, nel paesino d'origine dell'azienda, non è possibile perchè s'incontrano sempre e solo i soliti quattro gatti, e di vita stravagante è meglio non accennare proprio per non vedersi sotto l'occhio reprobo del prete, del farmacista e del maresciallo.

October 14, 02:43 PM

Riprendo dal blog di Alfonso Fuggetta l'immagine che dice che siamo ancora in crisi e, se interpoliamo la linea della modesta crescita, dice anche che la produzione potrebbe ritornare a livelli pre crisi solo a fine 2013, e sempre che la Germania non costringa la BCE ad alzare i tassi!

Non dovrebbe accadere, anche se ad Alex Weber prudono le mani, così come prudono ai cinesi che sono diventati loro oggi la tigre di carta, carta di bond USA, che detengono a tonnellate, e carta verde dei dollari che gli americani continuano a stampare per sostenere un 'economia di guerra.

Ma, mentre la Germania ha buon gioco con i poveri greci e basta un bau bau per spaventare l'Italia indebitatissima, la Cina ha già perso la battaglia con gli USA: non può fare niente, deve solo sopportare, perchè costringere l'America a comportarsi in modo virtusoso, cioè non stampare dollari, significherebbe bloccare una speranza di ripresa che oggi è molto anemica, e se l'America va in depressione, si ferma l'intero mercato mondiale, paesi del BRIC compresi.

Poi c'è un'altra ragione più strategica: la Cina, grande paese, è un nano militare, con le sue 180 atomiche non fa paura a nessuno, men che mai agli USA che di atomiche ne hanno 2.400 operative e 9.600 da parte, e i cinesi sono saggi, sanno che quelli verso gli USA sono crediti inesigibili, abbozzano e abbozzeranno, che altro possono fare?
October 13, 03:08 AM
Put the blame on mame, boys, canta Rita Hayworth, forse la più bella donna apparsa nel cinema e fuori. Date la colpa a me, ma chi potrebbe mai incolpare una come Gilda, e rimaniamo sconvolti quando Glenn Ford la schiaffeggia, inorriditi quasi come quando abbiamo visto Janet Leigh massacrata da quello psicopatico di Norman Bates.

Ma se guardiamo allo stato della finanza mondiale a chi dobbiamo dare la colpa? Chi deve cantare put the blame on me?

Una colpevole c'è, non ha niente di Rita Hayworth, anzi è sempre stata una cozza, un mezzo scorfano, ma ha saputo capitalizzare l'amicizia delle compagnucce di college diventanto una first lady USA anche se in effetti, avendo per marito un puttaniere bugiardo e assatanato, per otto anni il vero presidente degli Stati Uniti è stata lei, Hillary Clinton.

Una che, non essendo solo assatanata di potere ma anche di denaro, ha fatto smontare il sistema che impediva alle banche di fare le porcherie tali, e cosi complicate, che alla fine nessuno riesce più a venirne a capo e purtroppo nè Barbara Bush madre e neppure Michelle Obama hanno ordinato ai loro congiunti presidenti di utilizzare il potere come Alessandro il Grande: un solo deciso e decisvo colpo di spada per far sparire l'immondizia finanziara i cui liquami stanno distruggendo l'occidentale.

Prima o poi Obama se ne andrà, non ha combinato molto, è solo chiacchiere e distintivo, e al suo posto verrà candidata Hillary Clinton, che nel frattempo si è preoccupata di accasare la figlia molto bene; potrebbe anche vincere, i Repubblicani sono cotti, i Tea Party stanno sfasciando la destra e la Palin non è credibile, è stata usata giusto perché i Rep non volevano gestire una crisi e una guerra in corso, da combattere per molti anni ancora.

Rischiamo che l'Impero finisca in mano a questa specie di Maria Stuarda assatanata di potere e di voglia di stupire il mondo, e quello che ci scodellerá non sará niente di piacevole.

Ne abbiamo già avuta una cosi, la signora (si fa per dire) Meg Thatcher, una guerrafondaia a-sociale, i cui disastri stanno ancora producendo effetti nefasti.
October 05, 03:30 AM

In Italia ci sono oltre 90.000 aziende del settore Information & Communication Technology, ma è una parziale verità: altre aziende, non censite ufficialmente nel settore, agiscono in concorrenza con quelle del settore e anche fra di loro, creando un mercato opaco, caotico e poco renumerativo.

Agenzie di comunicazione, gente delle PR, società possedute da comuni, regioni, banche e istituzioni si contendono una platea di utenti troppo piccola per un tale numero di venditori.

E poi c'è la crisi dell'economia, che prima o poi vedrà una ripresa, ma lenta e non per tutti.

A questo punto è chiaro che molte imprese devono seriamente interrogarsi sul che fare, e questo assume tre possibilità: fondersi con qualcuno compatibile, cedere baracca e burattini (se valgono qualcosa), scegliere di crescere con una politica di acquisizioni e interventi di investitori che possano immettere capitali per poi approdare verso i mercati borsistici.

Non sono decisioni semplici, non possono essere gestite con il fai-da-te, hanno un grado di incertezza dato dalla valutazione, spesso non in linea con le aspettative della proprietà.

Quello che è però sicuro è che bisogna agire, e agire subito, prima che un'azienda si trovi in un mercato ancora più competitivo, vaso di coccio fra vasi di ferro.

September 26, 10:30 AM

Carmen Reinhart, economista, nel suo This time is different ci racconta otto secoli di follie finanziarie di cui quella scoppiata nel 2007, ma già in ebollizione nel 1994, è solo l'ultima, cui seguiranno, se non si prenderanno rimedi, altre crisi con effetti sempre più devastanti.

In parole povere la signora Reinhart ci dice che le banche mentono sapendo di mentire quando pubblicano bilanci dove si portano voci che non hanno nessun valore, come ipoteche su immobili che nessuno comprerà al prezzo di libro ma, al più, per un prezzo di realizzo... e se si trova il compratore!

Insomma, le banche sono ancora piene di carta senza valore, carta che vale meno della carta igienica, anche perchè questa carta non esiste, sono solo registrazioni in un computer di crediti virtuali creati su altri crediti virtuali, in un groviglio di cui i dirigenti delle banche hanno perso ogni controllo ed anche ogni possibilità di venirne a capo.

Infatti la signora Carmen prospetta una sola possibilità: che i governi mettano mano direttamente sulle banche, cioè le nazionalizzino, caccino a calci nel sedere (e speriamo senza liquidazioni milionarie) i dirigenti ciucci e presuntuosi, risanino i bilanci eliminando tutta l'immondizia finanziaria e le rimettano sul mercato risanate... che è poi una delle cose che dicevo già nel 2009 in questo post !!!

September 25, 10:22 AM

Tre anni dopo la crisi, Bernanke ammette che la Federal Reserve, cioè lui, i suoi predecessori e i suoi colleghi banchieri centrali, sono stati lenti (un eufemismo per dire assenti e del tutto inerti) nell'individuare e gestire gli abusi nella concessione dei prestiti subprime, cui si devono aggiungere operazioni scandalose il cui unico scopo era di spennare i risparmiatori e i mutuatari arricchendo pure la receptionist supponente di una banca di malaffari.

Come avevo detto altre volte - e anche scritto nel mio L'Albero degli Zecchini - le crisi bancarie possono avvenire solo se le autorità di vigilanza non intervengono non appena si accorgono di comportamenti non in linea con le elementari regole di tecnica bancaria: tassi bassi per chi è molto affidabile, tassi proporzionali al rischio per tutti gli altri e nessuna partecipazione al capitale di rischio, attività che devono fare soggetti diversi dalle banche e principalmente il mercato e una borsa sana.

Bernake fa il mea culpa, ma a noi importa poco, non ci da nessuna soddisfazione, anche se s'impiccasse il latte è stato abbondantemente versato; quello che ci interessa è che siano ripristinate - e molto rafforzate - le regole resesi necessarie dopo il '29, regole eliminate da una politica troppo di manica larga per non farci sospettare che il politicume abbuffino avesse interesse ad allentare i controlli.

Speriamo che la lezione sia servita, anche se ne dubito molto, altrimenti arrivederci alla prossima crisi!

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May 02, 12:54 PM

The Hunger Games, i giochi della fame, fa venire in mente la battuta di Roberto D'Agostino sui partecipanti all'Isola dei Famosi: "l'Isola dei morti di fama" .
Battuta feroce.
A denotare però la ferocia di un pubblico della TV (e di internet) che si diverte a vedere (e a commentare via Twitter e FB) le disavventure di questi poveracci che si battono in giochi idioti per una tazza di riso in più, mostrando ogni giorno le loro patetiche nudità, patetici come quegli altri poveri cristi che venivano fatti a pezzi nelle arene che i romani avevano costruito in ogni parte dell'impero per alimentare la ferocia di un popolo che grazie alla sua ferocia aveva costruito un impero senza pari.
The hunger games non è un film sul futuro.
E' un film sulla TV.
E' un film sulla pubblicità.
La TV che mostra c'è già oggi: è il GF, è la Fattoria, è Amici, è l'Isola dei morti di fama, etc. etc. etc.
Certo, non muore ancora nessuno...per il momento.
Ma prima o poi... gli sponsor forse vorrano anche il morto in diretta quando il pomiciamento ad infrarossi non basterà ad un pubblico di guardoni-soft.
The Hunger Games non è un film sui "rimedi" alla crescita demografica come "La fuga di Logan".
Non è un film politico.
Non c'è nessun messaggio di avvertimento di un futuro distopico, e per la semplice ragione che ci siamo già dentro tutti.
La storia "politica" è un pretesto, l'amore è un pretesto, il cambio delle regole è un pretesto.
Lo scopo è uno ed uno soltanto: uno spettacolo per tenere buona la gente.
Come al tempo di Diocleziano o Caracalla.
E si vede bene che la stella di questo film, Jennifer Lawrence se la gode tanto a fare la gladiatrice.
April 19, 08:32 AM

Un film argentino molto delicato, profondo, ben recitato, non scontato.

Una bella riflessione di cosa siano le cose importanti della vita: amicizia, amore, fratellanza oltre ogni cultura particolare.

Un arsenale necessario per sopravvivere al caso, il vero elemento che governa le povere vite degli umani.

March 24, 09:08 PM

Interessante il tema dei giovani adulti che continuano a voler estendere una gioventù che non si vuole che finisca, in una specie di delirio da bambino onnipotente che vuole tutto anche contro l'evidenza che gli altri, invece, crescono, invecchiano, figliano.
Charlize Teron cerca di dare uno spessore alla trama ma la sua fisicità uccide il personaggio.

March 23, 06:17 PM

Filmetto abbastanza moscio e inverosimile.

February 23, 04:55 PM

Non é usuale trovare tanti temi importanti trattati in un solo film e trattati bene, e ovviamente occorre una grande sensibilità del regista nel dipingerli per immagini, cosa che in questo film funziona in modo perfetto grazie alla bravura degli attori tutti, fra cui, oltre ad un ottimo Clooney, una splendida Shailene Woodley ci fa toccare con mano il tremendo dramma che la coinvolge.

February 15, 03:28 PM

Ottime prove d'attore di Glenn Close e comprimari ma trama inconsistente e senza senso logico.

February 04, 09:05 AM

Fatto male, noioso e sopratutto non rende appieno l'incapacita' della Thatcher di capire la gente e neppure le sue responsabilita' nella crisi economica attuale. La povera Meryl Streep ce la mette tutta ma anche per lei diventa impossibile entrare nei panni di una persona di un'aridita' mentale assoluta.

January 14, 02:53 AM

Carino, ben fatto, ben recitato, non lezioso e a suo modo una profonda riflessione sulla solitudine cui si é condannati se si hanno difficoltá a relazionarsi con il mondo.

December 27, 08:06 AM

Film inutile.

December 20, 06:00 AM

Quando la politica é solo un modo per appagare il proprio io minore, quello della vittoria senza alcun obiettivo che il dimostrare di essere capaci, senza nessuno degli scopi nobili della politica, dove l'importante é vendersi, comprare, tradire, imbrogliare, mistificare, senza credere in nulla.

Una serie di persone che Clooney-regista tratteggia con la sanguigna per quelli che sono: materiale riciclabile, uomini per tutte le stagioni, stagiste sculettanti felici di portare il caffé e anche se stesse, pezzi d'ingranaggio che possono vendere la politica alla massa imbecille cosí come possono vendere, alla stessa massa idiota, assorbenti, saponette e croccantini per i gatti.

Nessuno crede in quello che fa, tutti vogliono il successo, non c'é amore per la nazione e i suoi destini, e in questo senso é un film che non riguarda la politica ma lo squallore delle vite di gran parte dell'umanitá, quella che vive vite inutili, senza senso, persone morte appena nate, gente nemmeno più manovrata perché ormai ognuno ha imparato la parte che crede sia quella giusta: avere un successo qualsiasi, raggiungere un obiettivo che diventa una fissa da automa, tutto sintetizzato nella scena finale del film, opportunamente muta.
December 10, 02:04 PM
Noioso raccontino per sciacquette, con due attrici cagne che alla fine fanno risaltare pure il cameo di Carla Bruni.

Film manieristico, zuccheroso senza scopo di un Allen ormai l'ombra di se stesso.
December 10, 02:04 PM
Wenders in un capolavoro di poesia cinematografica che c'immerge nella sublime arte di Pina Bausch.
October 24, 08:23 AM
Compito di artisti come Pasolini è stato di cogliere i segnali deboli che arrivano dal futuro. Quello di von Trier è spiegarci - con la poesia delle immagini - l'oggi che viviamo.

Un oggi fatto di angoscia personale, quella scaturita da genitori inadeguati, come lo sono quelli di Justine e di Claire, e l'angoscia per qualcosa che non possiamo gestire, come la crisi economica e finanziaria, sospesa su di noi come un immane pianeta che può distruggere la perfezione di vite poco vissute, vite artefatte, ma tanto in linea con gli stilemi imposti dalle mode, pacchiane come la limousine troppo grande, o piccolo borghesi come i riti calcolati e stupidamente cadenzati della festa di matrimonio da un ridicolo François Vatel dei poveri.

Tutte cose effimere, false, imposte e auto-imposte da una umanità codarda, ma anche grifagna fino alla feccia e ben rappresentata dal capo di Justine che le chiede, fino alla nausea e nel momento e col modo più inopportuno, una tagline per una campagna pubblicitaria.

Ed è nella scena del confronto fra Justine e il suo capo che si coglie appieno il messaggio di von Trier: un oggi pieno di niente e affannosamente alla ricerca di rimettere in moto un sistema fallito perché basato sull'accumulazione spietata da cui il sentimento deve essere bandito.

von Trier ci mostra un'umanità insensibile e anche pretenziosa, fatta di "esperti" come il marito scienziato, che alla fine non ha nessuna risposta se non quella codarda del suicidio per evitare di dichiarare il fallimento delle proprie teorie.

Un messaggio forte a tutta la classe dirigente del pianeta, che non vuole ancora capire che qualcosa di nuovo, inatteso, ingestibile è sui nostri cieli, e richiede una visione del mondo diversa.

Totalmente diversa.
October 23, 03:57 AM
Il meglio del film é Valeria Marini.

E ho detto tutto.
October 23, 03:58 AM


Adrenalinico Q.B. Buon montaggio.
October 16, 07:19 AM
Finalmente una cosa nuova, per altro ben fatta e ben recitata, sopratutto Harrison Ford che, da buon attore americano, comincia a fare parti da uomo maturo con maestria ed eleganza.

Perfino Daniel Craig è convincente, lui che come 007 è un po' ingessato.
Perfetta anche Olivia Wilde e l'ottimo Adam Beach.

Il film ha il ritmo giusto, giusta suspence e si fa vedere, che poi è quello che uno vuole quando va al cinema.

October 16, 07:21 AM
Insulso, poco credibile, scontato fin nei minimi particolari, noioso come una mensa aziendale.

Tutto un product placement per Apple e Toyota, dove Google e iPhone sono strumenti per imparare a fare documenti e chiavi false, rubare auto e ingannare poliziotti parecchio fessi.

Russell Crowe molto fuori forma, sia fisica che mentale.

Il resto della truppa, meglio dimenticarlo.

October 09, 04:04 PM


Regia asciutta, senza fronzoli, un po' splatter, conclusione non banale.
September 25, 11:07 AM

Spy movie con un plot interessante ma con una regia poco efficace.
September 18, 04:15 PM


Carino e interessante per capire cosa agita la società americana.
September 08, 02:28 AM
Ottimo documentario su come si creano le bolle finanziare.

Ma la materia è tanta che se ne potrebbero fare 24 puntate.
October 09, 04:05 PM
Trasposizione di un fumetto fatta molto bene.
Divertente e scorrevole.
Musica eccessivamente invadente.
October 09, 04:05 PM
Trama interessante.
Sorvillo e gli altri molto bene.
Emerge l'incapacità dei registi e degli sceneggiatori italici nel fare film gialli.
October 16, 07:22 AM
Tutto un film per dire cose già dette migliaia di altre volte in altri film, però fatti bene.
July 03, 09:10 AM

Una decente fotografia della Londra malavitosa che finisce contigua a quella del jet-set dove un'attrice vessata dai paparazzi diventa uno scopo salvifico per uno che da un lato vorrebbe uscirne e da tanti altri é intrappolato nelle logiche sub-culturali delle faide da sub-umani.

Colin Farrell e compagnia sono molto convincenti, mentre Keira Knightley é un po' fuori tono con quel frangettone anni 60.

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December 07, 11:47 AM

Quale sarà il futuro dei media?

Quelli di Business Insider se ne sono fatti un’idea (che potete vedere in questa presentazione)

e che si può riassumere in questi punti fondamentali:

  • la maggior parte dei media e della pubblicità sarà digitale
  • le dumb pipes saranno ancora un grande affare
  • tutto sarà social e mobile
  • La TV potrebbe avere grandi problemi
  • Il contenuto + la distribuzione è l’affare

July 03, 09:31 AM

L’idea che, attraverso la persuasione più o meno occulta, si possa costringere qualcuno a comprare per forza è clamorosamente smentita da questa immagine, una tipica diffusa situazione dove il pubblico adatta il mondo a se, anche se lo sforzo di adattarsi al disegno preordinato sarebbe stato minimo.

La gente preferisce calpestare il prato per fare il percorso più breve.


June 26, 04:32 PM

Nel 1953 uscì The Space Merchant di Frederick Pohl, un romanzo di SciFi che narra di un futuro dove i padroni del mondo sono le società di advertising, quelle che oggi si chiamano centri media; nel romanzo si combattono senza esclusione di colpi, temi anticipati anche da William Gibson e che vediamo oggi (abbastanza) realizzati nelle guerre feroci fra i maggiori gruppi editoriali e dei media.

Nel 53 Internet non c’era e non si poteva immaginare che gli intermediari, quali sono centri media ed agenzie, fossero destinati a sparire come effetto (economico) della disponibilità planetaria di una connessione pervasiva, permanente, veloce e a basso costo.

La disintermediazione è un processo (subdolo) in atto e, alla fine, la pubblicità avrà solo due attori: l’inserzionista e il proprietario del mezzo che offrirà strumenti (via web) per permettere al cliente di allocare la pubblicità direttamente sul mezzo.

Questo per due motivi:

1) i 3/4 anni di crisi p.v. che impongono drastici tagli, (e gli intermediari sono costi rilevanti nel campo pubblicitario);

2) i nuovi mezzi che modificano i comportamenti dei consumatori (vedi Tutto quello che fa male fa bene) e impongono al marketing tempi stretti di realizzazione dei messaggi e un continuo rapido adattamento degli stessi alle diverse piattaforme di distribuzione, alle svariate culture, tribù e nicchie.


June 05, 03:22 PM

Con la diffusione di tecniche manageriali, anche a sproposito, si è introdotto il concetto di Ritorno dell’Investimento (ROI) anche alla pubblicità, una cosa che contiene un errore fondamentale: credere che esista un rapporto diretto fra pubblicità e vendite, come se la gente, bombardata dagli spot, diventasse una massa pavloviana che, allo stimolo ripetuto, risponda meccanicamente con l’acquisto.

Tutto ciò significa ignorare che lo scopo della pubblicità è uno solo: rafforzare un marchio che però deve essere già incistato nella testa delle persone, perchè la pubblicità è uno strumento per mantenere posizioni e non serve, come qualcuno crede, a creare il brand che può fissarsi nella testa dei consumatori solo e se c’è stato un periodo, di solito non breve, per poter essere apprezzato ed essere preso in considerazione per le decisioni di acquisto.

Ed è dimostrato che non è la pubblicità che crea questo rapporto di fiducia, ma lo fa la promozione attraverso l’uso adeguato degli strumenti di PR.

Quindi, assodato che la pubblicità non serve a generare vendite direttamente, ma solo a tenere acceso l’interesse del consumatore verso il marchio, è chiaro che è una spesa necessaria, come un’assicurazione, il cui ritorno economico si verifica solo nel caso dell’evento negativo.

Chi ha un marchio affermato deve fare pubblicità, ma non ne deve calcolare il ROI, perchè non c’è alternativa: se non fa pubblicità il brand sparisce dalla testa dei consumatori.


May 24, 02:47 PM

I motori di ricerca, nel classificare le pagine web, utilizzano tantissimo il titolo e il sottotitolo di un articolo e tengono conto dell’ordine delle parole, da sinistra a destra per le lingue occidentali.

Per cui è bene fare titoli come farebbe un buon giornalista: in poche parole bisogna esplicitare tutto il contenuto dell’articolo, magari aiutandosi anche con il sottotitolo e i meta tag, ma sempre in maniera molto precisa e concisa.


May 20, 11:24 AM

Le aziende riducono i budget pubblicitari e le centrali media sono più attente a dove allocare i budget.

Esclusa la TV, che è sempre la bomba atomica dell’advertsing (per chi se la può permettere), restano gli altri media classici che soffrono i maniera differente la crisi.

La radio non è molto toccata, anzi è un media in ascesa perchè non richiede coinvolgimento dell’ascoltatore, e il successo presso i manager di Radio24 lo sta a dimostrare.

Soffrono i giornali, ed è ovvio perchè ormai sono visti come reggicoda del potere finanziario di cui non hanno saputo nè voluto svelare per tempo le magagne.

Poi c’è la novità Internet che cresce perchè i pubblicitari, passato il momento della diffidenza, si sono buttati acriticamente sul mezzo, e l’allocazione di risorse pubblicitarie è in crescita.

Ma serve la pubblicità su Internet?

Non credo e la ragione è che il web è anche un mezzo che manda notizie con la partecipazione attiva dell’utente, in parole povere Internet non è la TV, un mezzo che si usa passivamente, Internet è uno strumento che coinvolge l’utente, ed è dimostrato che interrompere quello che qualcuno sta facendo (come cercare notizie sulla rete) è il miglior sistema per far odiare un marchio.

E neanche la pubblicità generata dai motori di ricerca funziona perchè il pubblico sospetta dei consigli per gli acquisti.

Insomma, lasciate perdere banner e pop-up e utilizzate i soldi per migliorare il vostro sito web per:

- dare informazioni sui prodotti e servizi

- fornire indicazioni su come e dove comprare

- ascoltare il consumatore e i suoi consigli per migliorare prodotti, servizi e customer care


February 09, 06:42 AM

Con la crisi la tentazione di molti è tagliare con l’accetta i costi, senza porsi tanti problemi sulle conseguenze di queste mosse un po’ alla disperata.

La più stupida di tutte è smettere di investire sul brand che significa essere marginalizzati dai consumatori e ignorati dai partner di canale che, indirettamente, godono degli investimenti sul brand che sta sui loro scaffali.

Invece, un marchio forte può generare più vendite, sopratutto se rafforza l’idea di essere unico, quindi poco  copiabile, che ha grande attenzione al cliente, insomma, che c’è e non si è ritirato dalla competizione, perchè questo è l’effetto finale del lesinare sul branding: il marchio sparisce dagli scaffali e dalla testa dei consumatori.

Quindi, anche in tempi di recessione, è: branding, branding, branding!


January 17, 02:43 PM

Il web non è per verbosi e parolai perchè chi visita un sito ci rimane per non più di 90 secondi e, se il messaggio è troppo lungo, state sicuri che non leggerà il resto.

Regola numero 1: piramide inversa, cioè prima le cose importanti, poi gli approfondimenti.

Insomma, titolo, sottotitolo e prime battute devono già dire abbastanza.

Come fare?

1) Scrivere quello che si vuole dire.

2) Rileggere e dimezzarlo.

3) Leggere di nuovo e dimezzarlo ancora

4) Scrivere, tagliarlo a metà due volte

5) Scrivere, tagliare, due volte


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